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Libia: Gheddafi chiuso nel bunker. Primi festeggiamenti a Bengasi

Gheddafi asseragliato, prime feste a Bengasi. Obama e l'Ue sulla situazione in Libia



La Libia di Gheddafi sembra avere le ore contate: gli oppositori al regime hanno preso il controllo di diverse città vicine alla capitale libica mentre Gheddafi sarebbe asserragliato a Tripoli, in un bunker. A riferirlo è stata la rete al Arabica, secondo cui le truppe ancora fedeli a Gheddafi hanno isolato la capitale stendendo un cordone di mezzi e truppe con cui difendere il Raìs.

Nel frattempo, sono migliaia i mercenari e i miliziani africani giunti a Tripoli per portare rinforzi al leader libico, mentre la rivolta contro il regime del colonnello, al potere da 42 anni, dopo una settimana di violenze e migliaia di morti, sembra essere arrivata ad un punto decisivo. Le cinque giornate di Bengasi anticipano e preparano il propagarsi della sommossa a Tripoli.

Dal quindici al venti febbraio sono stati giorni ritmati dal crescendo delle violenze. Nonostante morti e feriti, i giovani vogliono la stampa, non vedono più i reporter stranieri nella veste di ‘spie al servizio di America e Israele’, come avveniva spesso da queste parti sino a pochi anni fa, ma alleati e amici, ambasciatori di quella modernità della comunicazione che ora anche loro vorrebbero disperatamente condividere.

Hanno bisogno di far conoscere al mondo, ora, la loro situazione, hanno bisogno di far capire quanto vale una libertà mai avuta e i media sono il veicolo che in questo più può aiutarli. Nonostante nella capitale si combatta ancora e Gheddafi sia asserragliato nei palazzi del regime, a 1.200 chilometri più a Est la popolazione già festeggia la liberazione, a Bengasi si avverte una sensazione da ‘missione compiuta’.

Ma cresce la paura nel Paese e crescono i timori nel mondo per la situazione attuale in Libia e le eventuali conseguenza che essa potrà avere nel mondo. I ministri degli Interni di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta stanno proponendo la costituzione di un fondo speciale di solidarietà da destinare ai Paesi che sopportano i maggiori flussi migratori per la crisi nel Nord Africa, nel frattempo la Ue ha deciso di sospendere i negoziati con la Libia per l'Accordo quadro ed è pronta a prendere ulteriori misure nei confronti di Tripoli.

I 27 Paesei membri concordano con la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiede al governo libico di ‘rispettare la sua responsabilitá di proteggere la popolazione e chiede alle autorità libiche di rispettare i diritti umani ed il diritto umanitario internazionale’. Rinnovata la richiesta alle autorità di Tripoli di garantire la sicurezza di tutti gli stranieri e di facilitare la partenza di quanti vogliono lasciare il Paese.

Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto che venga posto fine alla “violenza mostruosa in corso in Libia. La repressione in corso il Libia viola le leggi internazionali ed è contraria ai diritti umani ha aggiunto il presidente Usa per il quale «i diritti umani non sono negoziabili. Condanniamo fortemente l'uso della violenza in Libia. Il bagno di sangue è mostruoso”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il