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Cedolare secca affitti: calcolare se conviene. Ad uno su tre no

Vantaggi e rischi dell'applicazione della cedolare secca



La cedolare sostituisce l'attuale tassazione Irpef e l'imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione, riguarda solo gli immobili affittati a uso abitativo e prevede un prelievo fisso del 21% per i canoni liberi, che scende al 19%, per i canoni agevolati.

La cedolare secca inciderà in modo penalizzante o comunque non incentivante sul canale concordato degli affitti, ma sarà vantaggiosa per chi ha un reddito imponibile medio-alto: oltre i 15mila euro per i contratti a canone libero e oltre i 28mila euro per quelli a canone concordato.

Sono, infatti, questi i livelli al di sopra dei quali scattano le aliquote marginali Irpef del 27% e del 38%, che perdono il confronto con la cedolare, ma molti contribuenti sono al di sotto di queste soglie: il 19,5% delle persone fisiche titolari di case date in affitto dichiara un reddito minore o uguale a 10mila euro, e il 37,8% si colloca nella fascia tra 10mila e 26mila euro, secondo i dati dell’agenzia del Territorio e dipartimento delle Finanze.

Chi paga la cedolare non dovrà più versare l'imposta di registro (2% sul canone, per metà a carico del proprietario), l'imposta di bollo (15 euro) e l'addizionale comunale e regionale, ma dovrà valutare altri parametri. Considerazioni, a partire dall'impatto delle detrazioni.

Un contribuente con redditi da lavoro dipendente e detrazioni per familiari a carico, se avesse anche il 36% sulle ristrutturazioni e il 55% sul risparmio energetico potrebbe non incasserà tutto il credito d'imposta e chi ha redditi che oscillano molto da un anno all'altro potrebbe far fatica a stimare il rischio di incapienza per gli anni seguenti.

Chi ha un contratto in corso e ha già pagato l'imposta di registro, non sarà rimborsato; se si opta per la cedolare, si deve rinunciare all'adeguamento Istat del canone, comunicandolo con raccomandata a/r all'inquilino.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il