BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Economia mondiale 2011: il Brasile è la nazione migliore. I motivi

Il Brasile delle favelas sta cambiando volto. Il Paese attira ogni anno investimenti per 45 miliardi di dollari



Il Brasile delle favelas sta cambiando volto, divenendo il Paese che attira ogni anno investimenti esteri per 45 miliardi di dollari, un esempio di socialdemocrazia e nuova economia mondiale 2011.

E’ il Paese dei più grandi calciatori del mondo, il Paese in cui le bambine invece di sognare di diventare ballerine, vogliono diventare imprenditrici, è il Paese dove, fino a poco tempo fa, riuscivano a convivere nelle più grandi città lusso sfrenato da una parte e povertà assoluta dall’altra, è il Paese dove il presidente Lula è stato sostituito da una grande donna, Dilma Roussef, prima donna presidente del Brasile, candidata scelta da Lula, il presidente del miracolo economico. Lei, ex guerrigliera rivoluzionaria diventata consigliere del presidente più amato della storia del Brasile.

In questo momento della storia, lo Stato ha preso per la prima volta nella storia controlla il territorio, i mafiosi e i narcotrafficanti sono fuggiti e la polizia può presidiare gli ingressi delle favelas, cosa impensabile fino a anno fa.

Cambia lo scenraio sociale del Paese sembra, come cambia il ruolo economico che il Brasile inizia a ricoprire nel mondo, imponendosi come Paese emergente, insieme a Cina ed India. Zucchero, caffè, soya, legname, rame, ferro, oro e ciò di cui il Brasile è dotato va a ruba; gli investimenti esteri affluiscono al ritmo di 45 miliardi di dollari all'anno; le esportazioni aumentano e non solo di materie prime, ma anche di elettrodomestici, telefonini, navi; il sistema agricolo è tanto forte e strutturato da poter competere con quello degli Stati Uniti, e il Brasile, insieme a Russia India e Cina, cresce inarrestabile mentre l'Occidente declina.

A trainare questa crescita è stata soprattutto la capacità di ridurre le disuguaglianze sociali, grazie a Lula, la cui politica sociale a sostegno delle masse povere prosegue con la presidente Roussef.

Il salario minimo garantito, percepito oggi da 25 milioni di lavoratori, si basa sul tasso d'inflazione e sull'aumento annuo del Pil, e vale più di 300 dollari, molto di più che in altri Paesi sudamericani e questo sembra proprio il modo migliore per ridurre le disuguaglianze e arricchire i poveri, senza impoverire i ricchi.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il