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I motivi veri dell'attacco in Libia di Francia, Italia, Inghilterra e Usa: il petrolio su tutti

Cosa c'è davvero dietro la missione umanitaria in Libia?



In Libia come in Iraq: mascherata da missione umanitaria, stabilita di comune accordo fra Onu, Nato e Usa, l’attacco alla Libia contro il Colonnello Gheddafi sa, in realtà, di odore di denaro. La Libia è alle prese con una vera e propria guerra civile sempre più cruenta, aerei e carri armati sono arrivati da mezzo mondo nel Mediteranno sulle coste del paese, è stata imposta nei cieli libici la no fly zone, i primi bombardamenti sono già iniziati, i primi morti ci sono già stati, un primo obiettivo sensibile, il bunker militare di Gheddafi, sembra sia stato abbattuto.

Per liberare un popolo dall’oppressione di una dittatura che dura ormai da 40 anni, bisogna, dunque, pagare un prezzo, anche caro. E bisogna essere disposti a farlo. E il prezzo che solitamente si paga in guerre come queste è per lo più di investimenti sociali e spese militari.

A differenza delle rivolte scoppiate in Algeria, Tunisia ed Egitto, la Libia è stata colpita da sanzioni internazionali emesse per colpire il regime di Gheddafi. Vittima del nuovo embargo è sicuramente la Russia. Sembra che, infatti, Mosca perderà in tutto il Nordafrica e Medio Oriente investimenti per ben 10 miliardi di dollari, di cui da 4 a 6 con Tripoli, da 2 a 3 con l'Algeria, un altro paio con la Siria e il resto con Kuwait, Giordania e Yemen.

La Russia, che nel 2010 aveva raggiunto il livello record di 8,6 miliardi di esportazioni belliche, stava infatti vendendo alla Libia addestratori e aerei da caccia di ultima generazione, missili antiaerei, elicotteri d'attacco, carri armati e, forse, sottomarini, seguita da Italia (1 miliardo di dollari tra caccia-mine, vedette veloci ed elicotteri), Francia (400 milioni di missili anticarro e sistemi di comunicazione), Gran Bretagna ed Germania, che però non ha preso parte alla missione contro la Libia. 

Quella in Libia, dunque, non è una missione umanitaria all'interno di un'azione dell'ONU, come ha detto il presidente Napolitano, ma una vera e propria guerra mossa per il petrolio e il gas di Gheddafi. E’ vero che si tratta di una guerra civile interna al Paese, in cui l'Italia ha il dovere di porsi come mediatrice fra le fazioni del popolo che vuole liberarsi dal regime di oppressione e le forze sostenitrici di Gheddafi, considerando anche che fino a qualche settimana fa con il regime di Gheddafi l’Italia aveva addirittura un Trattato di Amicizia, tanto che ora Gheddafi ci considera dei traditori,  ma è anche vero che guerre civili e tribali sono in corso da anni in chissà quanti paesi dell’Africa ma nessuno se ne interessa, non l’Onu, non la Nato e il motivo è quanto mai chiaro: quei paesi non ci danno nulla, non contribuiscono a nulla per le economie occidentali. La Libia, invece, ha il grande potere dell’oro nero.

Un potere che oggi fa gola soprattutto alla Francia, fortemente colpita dagli effetti devastanti del potere nucleare dopo il terremoto in Giappone. Se non ci fosse stato il terremoto in Giappone che ha indotto molti Paesi e rivedere il loro programma sul nucleare, probabilmente Sarkozy sarebbe rimasto in disparte in questa guerra contro la Libia. Invece si è schierato in pole position. La Francia, infatti, è uno dei paesi maggiormente esposti verso il nucleare, Parigi produce così tanta energia dalle centrali atomiche da esportarla a caro prezzo verso i Paesi confinanti, Italia compresa e il disastro di Fukushima si è abbattuto sull'economia francese come un macigno. Il titolo di Areva (la principale industria transalpina dell'atomo) è crollato in Borsa e Sarkozy ha dato il via alla ‘missione umanitaria’ in Libia. L'unico modo, infatti, per far recuperare terreno all'industria del nucleare è spingere verso l'alto il prezzo del petrolio. E per farlo bisogna bombardare un Paese produttore. La Libia appunto.

 

Autore:

 

Marianna Quatraro

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Autore: Marianna Quatraro
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