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Conciliazione obbligatoria per errore medico: come funziona nelle cause civili

L'obbligo della conciliazione riguarda anche le liti tra il cittadino e la sanità



La riforma dei processi civili ha reso obbligatorio il ricorso alla conciliazione, novità nata per cercare di smaltire i lavori della giustizia civile. In vigore da ieri, lunedì 21 marzo, l'obbligatorietà della conciliazione prevede che prima di andare davanti a un giudice, il cittadino che voglia intraprendere una causa civile, si presenti davanti a una figura battezzata mediatore insieme alla controparte, per cercare di trovare una forma di conciliazione.

Tra le materie per cui sarà valida la conciliazione obbligatoria figura anche quella relativa agli errori medici. L'obbligo, infatti, riguarda anche le liti tra il cittadino e la sanità. La finalità non sarà quella di ottenere sconti di pena, ma di favorire una soluzione meno dispendiosa in termini di tempo e di denaro.

Per esempio, il paziente che contrae un'infezione in ospedale, se decide di fare causa all'ospedale o alla Asl interessata, dovrà obbligatoriamente cercare di avere giustizia passando prima per il tentativo di conciliazione.

Il mediatore potrà essere un avvocato, un medico o un ex giudice di pace appositamente formati. Il nuovo sistema dovrebbe facilitare l'accordo tra le parti, ma soprattutto punta a ridurre le spese e i tempi lunghissimi della giustizia civile.

Nel settore della sanità, la maggior parte dei contenziosi riguarda i presunti errori medici, diagnosi sbagliate e farmaci somministrati in modo non adeguato e negli anni l'aumento delle cause in questo settore ha fatto salire anche la crescita dei costi assicurativi. Secondo la Fnomceo il tentativo di trovare una conciliazione tra cittadino e sanitari porterà in poco tempo ad un taglio delle spese nei contenziosi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il