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No centrali nucleari in Italia: manca politica energetica. E c'è sospetto quorum referendum

L’Italia dice no al nucleare e blocca la realizzazione delle quattro centrali previste



L’Italia dice no al nucleare e blocca la realizzazione delle quattro centrali previste dal programma di rientro dell'Italia nell'energia atomica e rimanda a dopo l'estate le prossime decisioni in materia energetica.

Una mossa che appare come una scelta quasi definitiva ma che, secondo l'opposizione e i fautori del referendum contro l'atomo, cela l'ennesimo trucco del governo per aggirare il voto popolare e per rientrare poi quanto prima nel piano nucleare.

Ma questa mossa conferma che in Italia sembra non esistere una politica energetica e a dimostrarlo ci sono una serie di vicende e accadimenti che lanciano il nostro Paese nel vero non saper che fare, a partire dalla cancellazione delle norme che dovevano spianare la strada al nuovo nucleare italiano, al decreto che ridefinisce i sussidi alle energie rinnovabili cercando di calibrarne la spesa a carico di tutti gli italiani con la necessità di dare ossigeno ad un settore che rappresenterà gran parte del nostro futuro energetico, industriale, tecnologico.

Si dice si ai nuovi gasdotti e ai rigassificatori, ma tardano, o non arrivano mai, autorizzazioni, si dice si al nucleare, ma non si rispettano tempi e priorità. Il ripensamento è chiaramente legato all’evento catastrofico di Fukushima che ha avuto un effetto domino su molti Paesi europei e sugli Stati Uniti e nel frattempo in Italia è stato indetto un referendum abrogativo che raggiungerebbe quasi sicuramente il quorum.

Le porte restano, dunque,  aperte e la decisione finale sul piano energetico italiano sarà presa subito dopo l'estate, puntando sulle fonti e le tecnologie che l'Europa indicherà come prioritarie e sicure.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il