A Natale gli italiani stringeranno la cinghia per alimenti e bevande

A Natale 2006 sulle tavole degli italiani ci sarà meno frutta, verdure, prodotti tipici, come insaccati e formaggi, vino e spumanti.



A Natale 2006 sulle tavole degli italiani ci sarà meno frutta, verdure, prodotti tipici, come insaccati e formaggi, vino e spumanti. Lo afferma la Cia (Confederazione italiana agricoltori) che punta il dito contro i rincari e la minore disponibilità economica dei cittadini. Un'indagine condotta dalla confederazione sull'intero territorio nazionale ha messo in risalto una tendenza, quella della flessione dei consumi alimentari, che ormai si è andata consolidando negli ultimi mesi e che con il periodo festivo è destinata purtroppo accentuarsi.

Per quanto riguarda la frutta e verdura, nei giorni che vanno da Natale all'Epifania, si spenderanno poco più di un miliardo 250 milioni di euro, il 18 per cento in meno nei confronti dell'analogo periodo del 2004. Per i prodotti tipici la spesa (meno 14 per cento) si aggirerà attorno ad un miliardo e 780 milioni di euro (di cui 700 milioni per Dop ed Igp), mentre per vini e spumanti il giro d'affari si attesterà su un miliardo 70 milioni di euro, con una flessione dell' 8 per cento.

Secondo la Cia, i prodotti frutticoli che registreranno i maggiori cali nei consumi sono l'uva da tavola (meno 16 per cento), le arance (meno 12 per cento), le clementine (meno 8 per cento) e le pere (meno 7 per cento). Un andamento riflessivo dovrebbe aversi anche per la frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pistacchi), tipica delle feste di fine anno, che diminuirà di circa il 10 per cento. La confederazione prevede inoltre una flessione del 13 per cento negli acquisti di cavolfiori, del 9 per cento per le zucchine, del 14 per cento per la lattuga, del 10 per cento per il radicchio.

Stesso trend per i prodotti tradizionali delle nostre regioni, che vanno dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal culatello di Zibello al capocollo, alla soppressata di Calabria, allo zampone e al cotechino di Modena, dal gorgonzola al Parmigiano Reggiano, al Grana Padano, al Pecorino Romano e Sardo, alla mozzarella di bufala campana al caciocavallo Silano. In particolare, secondo gli agricoltori, si avranno diminuzioni dell'8 per cento per gli insaccati e i prosciutti e del 10 per cento per i formaggi. Ma anche per gli oli "firmati" la situazione non è migliore. Si annuncia un calo nei consumi del 6 per cento. Analogamente, le tradizionali lenticchie troveranno meno spazio nei cenoni di fine d'anno (meno 8 per cento).

Meno accentuata la flessione degli acquisti per vini e spumanti. Durante le feste verranno stappate 75 milioni di bottiglie di spumante (il 5 per cento in meno rispetto allo scorso anno) e si berranno nei pranzi e nelle cene oltre 160 milioni di bottiglie di vino. Complessivamente 235 milioni di bottiglie contro le 260 milioni del 2004.

Due per la Cia sono i motivi: il primo è relativo alle minori disponibilità economiche degli italiani; mentre il secondo è addebitabile al forte, e troppo spesso ingiustificato, incremento dei prezzi al dettaglio, in particolare di quelli ortofrutticoli, che in questi giorni con l'alibi del maltempo si sono nuovamente impennati sotto le spinte speculative. Prezzi che sono anche cinquecento, seicento, settecento volte maggiori di quelli che vengono pagati all'origine al produttore agricolo, che continua, invece, a registrare continui cali. "Da qui -ribadiscono gli agricoltori - l'esigenza di una maggiore trasparenza dei prezzi in tutta la filiera agroalimentare, dal campo alla tavola. Trasparenza che la proposta della Confederazione per il doppio prezzo (origine e dettaglio) da apporre sui cartellini di vendita al consumo può certamente dare".

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il