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Assise Confindustria 2011: resoconto, proposte e commenti. Reazioni politici

Riforme concrete, via l'Irap, le risposte al governo, i progetti futuri: temi delle Assise di Bergamo



Confindustria riunita dopo otto ore di dibattiti, 340 interventi e otto tavoli di lavoro, si dice delusa per l’operato del governo e al premier Silvio Berlusconi, che l'altro giorno ha detto agli imprenditori di non chiedere solo ma di fare qualcosa per il Paese, la presidente, Emma Marcegaglia, ha risposto dicendo “Caro presidente, lo facciamo tutti i giorni, perché noi lo teniamo in piedi questo Paese contribuendo per il 70% del Pil.”

La Marcegaglia non fa sconti al governo: salva solo la tenuta dei conti durante la crisi e il successivo credit crunch, ma rilancia, in negativo, sulla spesa pubblica che aumenta e non diminuisce, sulle liberalizzazioni che non ci sono, sullo sbaglio di introdurre tariffe minime per le professioni, enza contare il ruolo, nullo quasi, in cui è stata relegata la ricerca.

Sul decreto sullo sviluppo appena approvato, che il suo vice Alberto Bombassei ha definito la ‘frustatina’, la Marcegaglia dice che “viene incontro ad alcune nostre richieste, ma non ci piace il credito d'imposta per le assunzioni al Sud che suona un pò come concessione elettorale” e chiede ‘riforme chiare e concrete da fare presto perché gli imprenditori vogliono essere attori del cambiamento di tutto il Paese’.

Inoltre, l'Irap “deve sparire, perché le imprese concorrenti in Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, pagano “dal 20 al 50% di tasse in meno”. Poi spazio alle semplificazioni e tra le proposte concrete per tagliare i costi e avere più efficienza c'è la privatizzazione dell'Ice, l'istituto per il sostegno al commercio estero: Confindustria si candida a partecipare, eventualmente in una cordata con le banche.

Poi la Marcegaglia chiude le Assise generali di Bergamo segnando chiaramente il percorso delle relazioni industriali, ponendosi al fianco della Fiat ma anche della Thyssen: a Torino, il 6 dicembre 2007, in un incendio nella sede della multinazionale dell'acciaio morirono 7 operai. Il suo amministratore delegato, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e sei mesi per omicidio volontario.

“E' stato considerato alla stregua di un assassino”, dice Marcegaglia che definisce la sua condanna “un unicum in Europa che in qualche modo mette anche a repentaglio, in gioco la sopravvivenza stessa del nostro sistema industriale e rischia di allontanare gli investimenti esteri nel nostro Paese”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il