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Buoni pasto 2011 sempre più difficili da usare per dipendenti

Il giro vizioso dei buoni pasto. Come risolvere il problema?



Buoni pasto sempre più difficili da usare per i dipendenti. Secondo quanto denunciato dal Salvagente il problema sarebbe il valore reale dei buoni pasto consegnati dall’azienda ai dipendenti.

Sempre più spesso, infatti, il valore nominale stampato sul ticket è una cifra che non corrisponde all’effettiva somma. Il mercato dei buoni pasto muove ogni anno in Italia più o meno 2,5 miliardi di euro e i soggetti che ruotano intorno a questo giro di affari, le società di ticket da una parte e gli esercenti dall’altra, tentano sempre di ricavarne qualcosa.

Così, quando un’azienda, pubblica o privata, indice la gara d’appalto del servizio dei buoni pasto per i dipendenti, le società fanno di tutto per ottenere il contratto anche applicando ribassi consistenti, fino al 20%, e per ogni singolo buono da 5 euro l’azienda appaltatrice ne paga effettivamente solo 4.

Ma il sistema delle gare al ribasso, secondo la Fipe (la Federazione italiana dei pubblici esercizi) e l’Anseb (l’Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto) crea un meccanismo che danneggia tutti.

La società che ha pattuito 4 euro per buoni da 5 non si rifà poi su bar, pizzerie e ristoranti e quando gli esercenti vanno a riscuotere i ticket, li ritrovano decurtati di almeno il 10% di commissioni, e devono anche aspettare più di tre mesi il corrispettivo in denaro.

Giovanni Faverin, segretario generale della Cisl Funzione pubblica, ha spiegato sempre al Salvagente che “Il buono pasto è un vero e proprio pezzo di salario, un elemento del contratto da salvaguardare a meno di ledere un diritto del lavoratore. Il suo valore è stabilito in base a una contrattazione sindacale a cui il datore di lavoro non può venire meno”.

Per risolvere il problema, la soluzione sarebbe inserire l’equivalente del buono pasto in busta paga. Stessa proposta avanzata dall’associazione di consumatori Aduc: “In questo modo ogni lavoratore potrà disporne come meglio crede”. Del resto, già da tempo, alcune catene di ristoranti, come anche il colosso McDonald’s, non accettano più i buoni pasto, come anche Esselunga, la Sma, gli ipermercati Auchan e alcune grandi cooperative aderenti a Coop, come Coop Lombardia.

BUONI PASTO: tutte le novità del 2016. Dopo anni di ristagno, finalmente i buoni pasto sono stati "aggiornati". Tante novità in arrivo: limiti più elevati totalmente detraibili, buoni pasto elettronici, ma anche più complicazioni. Vediamo quale effettivamente conviene.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il