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Cedolare secca affitti: adeguamenti istat bloccati, aumenti periodici, tassa regionale e comunale

Gli aspetti da considerare prima di optare per la cedolare secca



E' entrata in vigore lo scorso 7 aprile, la cedolare secca che prevede che i privati possano scegliere il nuovo regime invece che la progressisvità dell’ imposta tradizionale. Questo permette di applicare un’unica aliquota per l’immobile che sarà calcolata in base al contratto, ovvero il 19% per quelli di tipo agevolato e il 21% per quelli liberi. Il 6 giugno è il momento in cui bisogna aver registrato i propri contratti.

La cedolare secca farà, dunque, pagare il 21%, se la casa è affittata a mercato libero, o il 19% se si tratta di un canone concordato al posto dell'Irpef e dell'imposta di registro. Il che significa, comunque, che per chi ha un reddito complessivo sotto i 15mila euro (affitti esclusi) nel primo caso o 28mila euro nel secondo caso non è vantaggiosa la cedolare.

Prima di optare per la cedolare secca sarebbe meglio, quindi, considerare diversi fattori, a partire dal fatto che chi sceglie la cedolare, per esempio, non potrà chiedere adeguamenti Istat all'inquilino.

Vietato anche tarare l'affitto con canoni progressivi, magari basati su un accordo con l'inquilino che effettua una serie di lavori e, per un paio d'anni, paga un affitto più basso per poi tornare al regime normale dal terzo anno in poi, perchè Il divieto di aumentare il canone per il periodo della cedolare è assoluto.

Per quanto riguarda poi addizionale regionale e provinciale, per il primo caso ogni regione ha la sua addizionale e ci sono sostanziali differenze; diversa anche l'addizionale comunale, che tra l’altro molti comuni non hanno affatto applicato e se per esempio a Milano i proprietari sono meno interessati alla cedolare perché non pagano l'addizionale comunale, a Roma la situazione cambia completamente perché nella Capitale arriva allo 0,9%

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il