Novità Adsl ? Non sono tutte positive...lettera aperta della Associazione Anti Digital Divide

Pubblichiamo direttamente una nota stampa che ci proviene dall'Associazione Anti Digital Divide che commenta le novità che nei prossimi giorni modificheranno l'attuale panorama del mercato Adsl italiano



Nei prossimi giorni sarà adottato dall'AGCOM il nuovo codice delle telecomunicazioni.

Molte le novità, alcune positive altre meno. ( Per leggere tutte le novità basta andare qui:


Una nota positiva è che verrà introdotto il calcolo del costo all'ingrosso per le adsl attraverso il metodo cost plus e che i provider avranno più libertà nel scegliere ad esempio i tagli di banda da proporre agli utenti quindi non dovranno più sottostare alle scelte di Telecom.

L'introduzione del cost plus, più volte richiesta da ADD, comporterà una riduzione dei costi all'ingrosso con conseguente riduzione delle tariffe per gli utenti. Gli operatori alternativi nell’introduzione del metodo cost plus vedevano la possibilità di poter investire anche nelle zone non ancora coperte, speriamo che a questo punto non abbiano memoria corta e quando questo entrerà in vigore investano per ridurre il digital divide, che purtroppo in Italia stenta a diminuire, a causa degli scarsi investimenti in copertura fatti dagli operatori.
..segue...

Il prezzo all'ingrosso non sarà più fissato partendo dall'offerta al dettaglio di Telecom Italia, ma verrà calcolato in base ai costi sostenuti da Telecom per offrire il servizio agli operatori alternativi, più una quota che tuteli i profitti e gli investimenti fatti dall'incumbent nelle infrastrutture messe a disposizione degli OLO (Other Licensed Operator).

A nostro avviso occorre che i costi sostenuti da Telecom per fornire il servizio agli operatori alternativi, siano calcolati in modo corretto, tenendo anche presente che TI preleva già un canone Telefonico di 15 euro mensili su 26 milioni di utenze, che giustifica con il fatto di dover manutenere e ammodernare le linee. Questo costo non può gravare più volte sui consumatori, considerando anche il fatto che i costi della rete sono stati sostenuti dai cittadini italiani fin da quando la Telecom era la statale Sip quindi sono già da anni ammortizzati, inoltre l'attuale proprietario, Tronchetti Provera, non ha sborsato una lira per comprare Telecom e Tim ma è ricorso all'indebitamento della società, debito che stanno ripagando gli utenti, con canoni e tariffe di gran lunga superiori rispetto ad altri paesi europei.

Nota dolente è che l'AGCOM stima che occorreranno 120gg prima che si abbia l'offerta bitstream e nel frattempo gli operatori pagheranno di più per l'offerta Wholesale. Perchè dare questo ulteriore vantaggio a Telecom? Secondo l'AGCOM perchè negli ultimi anni sono diminuiti i margini di profitto per Telecom sulle ADSL, questo tuttavia è ampiamente smentito dagli ultimi dati presentati dalla stessa telecom, che su Internet guadagna posizioni: +18,8%, nelle entrate Telecom, toccando quota 883 milioni di euro a settembre. Noi di ADD riteniamo che fin quando l'offerta bitstream (cost plus) non sarà sul mercato, le condizioni wholesale non dovrebbero cambiare.

Apprezzamento anche per l’accellerazione che subirà il cambio di operatore adsl, con il passaggio delle responsabilità di gestire le pratiche di disdetta dall’utente al nuovo operatore. La richiesta della nuova ADSL vale insomma anche come disdetta della precedente.

Quello che manca e dovrebbe essere introdotto, è l’obbligo per gli operatori del rispetto della trasparenza, specificando sempre che l'utente è comunque tenuto a pagare l'eventuale canone della vecchia ADSL fino a scadenza naturale del contratto.

Per prevenire possibili abusi delle compagnie, come attivazioni non richieste, si pensi ad esempio ai molti casi documentati dagli operatori alternativi in cui è stata attivata alice free senza che l’utente ne facesse richiesta, a nostro avviso dovrebbe essere accettata la procedura di cambio, solo quando sia presentata richiesta attraverso raccomandata RR, e nel caso in cui un operatore avvii la pratica di passaggio e poi non sia in grado di dimostrare l’effettiva richiesta da parte dell’utente dovrà essere pesantemente multato e rimborsare l’utente per i disagi provocati. Da cancellare invece la possibilità data all’operatore “mollato” di contattare l’utente per fargli cambiari idea, in questo caso ci sarebbe il rischio che l’operatore dominante infranga la normativa, proponendo sconti e offerte fuori listino a chi vuole cambiare operatore, Telecom Italia è stata condannata più volte per questo motivo, si dovrebbero creare regole atte ad evitare queste infrazione e non a favorirle.

Una novità introdotta col nuovo codice, che potrebbe danneggiare ulteriormente una già provata concorrenza, è la fine dell'obbligo per Telecom Italia di comunicare all'AGCOM con un preavviso di 30 giorni le offerte Alice che intende lanciare, questo rimarrà solo per le variazioni dell'offerte all'ingrosso. L'AGCOM potrà intervenire solo a posteriori per bloccare l'offerta. Eliminando l'analisi preventiva, a nostro avviso si va verso uno svuotamento dei poteri di controllo e al ridimensionamento del ruolo dell’AGCOM nel mercato delle comunicazioni, inoltre ci sarebbe una sovrapposizione di competenze in quanto esiste già l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che ha compito di intervenire a posteriori in caso di infrazione alla normativa. Con questo nuovo modus operandi, ogni intervento dell'AGCOM sarebbe tardivo e qualora le offerte di TI si rivelassero anticoncorrenziali, potrebbero non solo danneggiare gravemente la concorrenza, ma gettare nel caos l'utenza.

Questa è tutt'altro che un'ipotesi remota, una cosa analoga sta infatti avvenendo nella "banda stretta" con Teleconomy internet, offerta palesemente non replicabile per cui l'AGCOM non ha, da Agosto, ancora imposto a TI un'offerta all'ingrosso che renda tale flat, replicabile dagli altri operatori. Quindi se già oggi che l'AGCOM dispone dei poteri necessari per intervenire, arriviamo a soffrire di questi disagi, la cosa appare come una palese "licenza di non intervenire". L'analisi preventiva non può e non DEVE essere sostituita da indagini a posteriori. Altra prova della mancata efficacia nel breve termine dell'attività dell'autorità garante è rappresentata dal moltiplicarsi dei ricorsi alla giustizia ordinaria da parte degli operatori alternativi, per questioni di competenza AGCOM, sulle quali l'autorità, pur diverse volte interpellata tarda a pronunciarsi.

Questo è dovuto, come riconosciuto dalla stessa Authority, dalla mancanza di fondi e risorse sufficienti, ma quello che pare strano a nostro avviso è il motivo per cui, essendo già a corto di fondi e personale si rinunci ad un più semplice controllo preventivo preferendo una più complessa e costosa indagine a posteriori. Anti Digital Divide ritiene che nel mercato al dettaglio dell'adsl siano presenti: forti barriere all'ingresso, scarsa dinamicità, insufficienza dei normali strumenti disponibili per la regolamentazione. La stessa AGCOM è arrivata a queste conclusioni nell'analisi sull'ultimo miglio che ha evidenziato che Telecom Italia controlla il 100% dei doppini in rame. Quindi l'AGCOM dovrebbe fare un passo ulteriore: dire alla Commissione Europea che intende aggiungere il mercato ADSL retail ai 18 già regolamentati, in questo modo il controllo ex ante sarebbe necessario.

Un'altra grave novità consiste nell'avallare una vecchia richiesta di Telecom per l'introduzione del canone aggiuntivo sulle linee solo dati. Anti Digital Divide in proposito ha scritto alle autorità garanti osservando che l'introduzione di tale canone, porterebbe ad un forte danneggiamento del mercato dell'adsl su cavo dati e del voip, che rappresentano nella maggior parte del territorio l'unica alternativa a TI.

L'AGCOM attraverso un provvedimento aveva sancito l'indipendenza della linea dati da quella voce, dando così la possibilità di non avere una spesa eccessiva per una linea adsl, in quanto non si doveva pagare il canone telefonico. Inserendo un canone del tutto speculare a quello telefonico si va praticamente ad annullare quella distinzione, danneggiando gravemente consumatori e concorrenza. Importante, a nostro avviso, è che questa modifica non sarà retroattiva, quindi non colpirà i contratti già in essere. Giusto salvaguardare chi ha firmato un contratto, ma questo creerà una nuova discriminazione a danno dell'utente oggi digital diviso. La soluzione è semplice: il canone sulla linea solo dati NON deve essere autorizzato!

Mentre in Inghilterra nonostante la quota di mercato di British Telecom nei collegamenti a larga banda fosse pari al 25%, contro il 73% in Italia dell’operatore dominante, Telecom Italia, (Dati: COCOM 2005 , Communications Committee, e ERG 2005, European Regulators Group), per evitare che l’autorità di regolamentazione britannica, Ofcom, le imponesse l'obbligo di separarsi in due società indipendenti, British Telecom si è impegnata a garantire ai concorrenti la "market equivalence": parità di trattamento tecnico e commerciale dei concorrenti nella fornitura all’ingrosso rispetto a BT Retail attiva sul mercato della clientela finale. BT Retail è il maggior cliente di BT Wholesale, la struttura che fornisce all'ingrosso anche i concorrenti. L'autorità ha stabilito che questa azienda avrà il solo compito di rivendere all’ingrosso l’accesso alla rete di BT e sarà governata da un consiglio di amministrazione composto da una maggioranza di amministratori indipendenti. Inoltre vale la pena evidenziare che, mentre negli altri paesi dell'unione assistiamo ad un progressiva erosione delle quote di mercato degli incumbent, la situazione italiana rappresenta una singolare eccezione al quadro europeo, infatti nel mercato italiano l' "ex"monopolista TI oltre a creare un nuovo monopolio nella banda larga è riuscita anche ad aumentare la propria quota nella telefonia fissa, unico caso in Europa dopo la liberalizzazione dell'ultimo miglio.

Nonostante questo in Italia, non solo non si è proceduto nella direzione OFCOM, ma anzi si è permesso a TI di riacquistare TIN secondo operatore per numero di linee adsl, in questo modo TI ha superato l'80% del mercato adsl al dettaglio.

Se ciò non bastasse, è stata permessa la fusione con TIM, che non ha portato alcun vantaggio ad utenti e lavoratori, anzi ha fatto aumentare il debito di TI, da 30 a 44 miliardi di euro, debito che verrà recuperato attraverso licenziamenti, riduzione della qualità dei servizi e stagnazione delle tariffe. In questa situazione l'introduzione di un canone aggiuntivo per le linee solo dati sarebbe il colpo di grazia alla concorrenza, inoltre esiste una stranezza nel provvedimento: se l'ADSL è senza linea voce, costerà all'ingrosso secondo i vecchi principi del retail minus e non secondo i nuovi, cost plus.

La nostra associazione è quindi totalmente contraria all'introduzione del canone aggiuntivo e nel caso questo fosse introdotto, faremo tutto il possibile perchè venga rimosso, arrivando fino all'Ue, facendo notare anche in questa sede le strane incongruenze presenti sul mercato Italiano.

Lettera firmata da Associazione Anti Digital Divide
http://www.antidigitaldivide.org/

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