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Referendum acqua pubblica non privata 2011: Lega e Pdl per votare sì per abrogazione

Non solo nucleare: la questione dell'acqua pubblica



Non solo nucleare: al Referendum dei prossimi 12 e 13 giugno si voterà anche per dire no alla privatizzazione dell’acqua. Se però la campagna per il voto su legittimo impedimento e nucleare si è caratterizzata come uno scontro politico tra opposizione e governo, sul tema dell'acqua le cose stanno diversamente.

Il quesito relativo all’acqua pubblica è il numero 2: Referendum acqua pubblica. Abrogazione calcolo tariffe secondo logiche di“mercato (scheda colore giallo). Si deve scegliere se abrogare il comma 1 dell’articolo 154 del decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006 limitatamente alla parte relativa all’adeguatezza della remunerazione del capitale investito.

Si deve votare Si se si è contro la norma che permette il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene acqua potabile. Si deve votare No se si è favore della legislazione attuale che permette tale guadagno.

La questione divide gli schieramenti anche al loro interno, provvedimenti varati nonostante i dissensi della Lega, per la quale il passaggio della gestione dal pubblico ai privati rappresenta sia un problema ideologico che di potere e il numero di amministrazioni comunali del Lombardo-Veneto che si sono schierate per la tutela dell'acqua bene comune si è moltiplicato, fino al clamoroso manifesto del sindaco di Belluno Antonio Prade con i dieci buoni motivi per votare sì al referendum.

Anche la Sicilia dell’ex presidente Totò Cuffaro è dalla parte dell’acqua pubblica, nonostante le ‘minacce’ della mafia. Nel mirino è già finito Michele Botta, sindaco di centrodestra di Menfi, nell'agrigentino, che a sostegno della campagna per l'acqua bene comune, come altri suoi colleghi, è stato più volte oggetto di minacce mafiose, compreso l'invio di una busta con un proiettile.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il