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Referendum acqua pubblica o privata: guida ragionata al voto

I quesiti sull'acqua: bene pubblico o privato?



Non solo nucleare: i prossimi 12 e 13 giugno si sarà chiamati a votare nel Referendum anche sulla questione privatizzazione dell’acqua, bene pubblico, comune e primario.

Con il quesito, ‘Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma’, si propone, infatti, l’abrogazione dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, limitatamente alla parte che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito.

L'abrogazione parziale è legata alla parte di normativa che permette al gestore del servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a logiche di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio stesso.

Nel mirino del referendum, il decreto Ronchi, del 2009, che stabilisce che, entro il 31 dicembre 2011, la gestione dell’acqua pubblica debba passare nelle mani di società private scelte tramite bando di gara o a società miste che abbiano una partecipazione di privati pari al 40%.

I referendum vogliono abrogare, oltre a questo, la norma che permette a queste aziende di stabilire le tariffe del servizio idrico sulla base di un’adeguata remunerazione del capitale investito.

Il primo quesito sull’acqua (scheda rossa) punta ad abrogare l’art. 23 bis della legge 133/08, per l’affidamento del servizio idrico alle aziende private e obbliga le società miste a ridurre la propria partecipazione pubblica al 60% entro il 2012 o, nel caso di società quotate in borsa, al 35% entro il 2015. C’è chi paventa una privatizzazione indiscriminata dell’acqua (i referendari) e chi invece parla di liberalizzazione dell’acqua pubblica (controreferendari).

Mentre l’Ocse ritiene che si dovrebbe incoraggiare una fissazione del prezzo che implementi interamente il principio del totale recupero dei costi e che dia un incentivo alla riduzione delle perdite nella distribuzione, per i No, una gestione privata consentirebbe di sostituire le infrastrutture migliorando e ottimizzando i costi del servizio, mentre secondo i Sì, la progressiva privatizzazione di questi anni ha portato a fare dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione, provocando dappertutto degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, mancanza di trasparenza e di democrazia.

Anche Legambiente è schiarata per il Sì. Il secondo quesito sull’acqua (scheda gialla) mira ad abrogare il comma 1 dell’articolo 154 del DL 152, che stabilisce che l’azienda privata possa stabilire la tariffa del servizio calibrandole sul principio di adeguata remunerazione del capitale investito: i promotori del referendum ritengono che con questo comma i gestori faranno lievitare come meglio credono i costi, trasformando l’acqua da diritto a privilegio. Il terzo quesito del referendum sarà sul nucleare, di cui si è ampiamente discusso, e il quarto sul legittimo impedimento.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il