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Confindustria digitale: i commenti dei manager e professionisti ICT italiani

Impressioni e commenti sulla nuova Confindustria Digitale



E' la nuova Federazione di rappresentanza industriale, pensata per promuovere lo sviluppo dell'economia digitale, nata a Roma da quattro soci fondatori, Assotelecomunicazioni-Asstel, l'associazione della filiera delle imprese di Telecomunicazioni, Assinform in rappresentanza dell'Information Technology, Anitec che riunisce i produttori di tecnologie e servizi di Ict e Consumer Electronics, Aiip associazione degli Internet Provider.

E’ Confindustria Digitale, guidata da Stefano Parisi, presidente di Asstel, insieme ai due vice presidenti, Paolo Angelucci, a capo di Assinform e Cristiano Radaelli di Anitec, che è nata con l’obiettivo di radicare in Italia un progetto di trasformazione dell'economia e della società, capace di sfruttare le grandi potenzialità delle tecnologie digitali.

Un'inchiesta condotta da Computerworld Italia ha analizzato come esperti, operatori IT e CIO commentano la nascita della nuova confederazione, che certamente rappresenta un segnale positivo per voltare pagina, ma che riporta alla luce anche il rischio di qualche errore.

“Se la nascita di Confindustria Digitale non rimane confinata agli ottimistici proclami iniziali, può rappresentare un concreto passo in avanti per una maggiore focalizzazione delle associazioni di categoria su tematiche chiave per l’Italia come tecnologia e innovazione”, ha detto Pierfilippo Roggero, senior vice president Cluster Head Western Europe di Fujitsu Technology Solutions e amministratore delegato e presidente di Fujitsu Technology Solutions Italia.

Secondo Enrico Negroni, uno dei nomi più conosciuti nel settore IT italiano, “Il progetto segna una svolta importante, almeno sulla carta, perchè avvia un processo aggregativo in un mercato dove la parcellizzazione aziendale è elevatissima”.

Secondo Negroni, l’errore che Confindustria Digitale non deve fare è quello di trincerarsi in una dimensione locale. “Ci sarebbe bisogno, ai vertici, di personaggi con esperienza internazionale, che conoscano quindi bene quali siano le Best Business Practices a livello europeo e che fissino dei riferimenti coerenti con queste. Vorrei vedere quindi un coinvolgimento più forte di manager del settore con comprovata esperienza internazionale e meno legati all’establishment locale”.

Inoltre, “Confindustria Digitale dovrebbe far sì che si instauri un vero dialogo tra il mondo reale (le industrie ICT) e il mondo politico/istituzionale: quindi portare sul tavolo dei politici l’importanza strategica dell’economia digitale per lo sviluppo del nostro Paese, povero di materie prime”, ha detto invece Giuseppe Verrini, amministratore delegato di NessPro Italy.

“Creare un sistema virtuoso con sgravi fiscali per l’innovazione digitale nella PA e nell’industria, con incentivi alle università/scuole, con aiuti (fondi) a incubatori/startup high-tech, con investimenti nelle infrastrutture. Creare cultura dell’innovazione e spingere per la condivisione delle best practice”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il