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Pensioni giovani dipendenti: valore medio e età per andare dopo manovra finanziaria

quando si andrà in pensione e quanto si avrà: le stime per il futuro



L’età della vita si allunga e in pensione si va più tardi: per le nate e per i nati dal 1960 in poi la fine del lavoro potrà arrivare anche superati i 70 anni. La riforma Tremonti contenuta nella manovra correttiva accelera ulteriormente l’adeguamento dei requisiti pensionistici alle speranze di vita.

L'attuale sistema prevede un primo adeguamento dei requisiti pensionistici alle statistiche demografiche dal 2015 e un successivo aggiornamento triennale dal 2019. Inizialmente sarà previsto un incremento massimo di 3 mesi. La nuova riforma ipotizza che il primo adeguamento fisso possa essere anticipato al 2014 e il un secondo su base biennale dal 2016.

Dal 2019 decorreranno invece i già previsti scatti triennali. La maturazione dei requisiti deriva da regole matematiche (sistema delle quote, 40 anni di contribuzione, vecchiaia): diversi per ogni combinazione tra età ed età di inizio dell'attività lavorativa.

Differente il discorso per le donne lavoratrici, per cui l’aumento è fissato a 65 anni del requisito di vecchiaia per tutte le donne, e non solo per le lavoratrici dipendenti pubbliche. Il meccanismo prevederebbe un aumento progressivo a partire dal 2020, fino a giungere a regime nel 2032. I ‘toccati’ dalla novità saranno coloro che hanno cominciato a lavorare oltre i 30 anni.

Accanto all'innalzamento costante dell'età pensionabile a preoccupare sono anche le entità in termini di denaro delle future pensioni: secondo le stime di Censis e Unipol il 42% dei lavoratori dipendenti tra i 25 e i 34 anni nel 2050 andrà in pensione con meno di mille euro al mese.

Tali stime si riferiscono solo al 31,9% di giovani con contratti standard da mille euro mensili, che rischiano di andare in pensione con un ammontare inferiore allo stipendio di prima nomina. Ma questa categoria sarebbe anche quella più fortunata, considerando il milione di giovani autonomi o con contratti atipici e dei 2 milioni che non studiano né lavorano. Sarebbe meglio, dunque, iniziare a rivolgersi ai sistemi di pensione integrativi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il