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Pensioni 2011: novità con manovra finanziaria

Età per andare in pensione, contributi, rivalutazioni: le novità della manovra finanziaria 2011



Reintroduzione dei ticket sanitari, ritorno dell’Irpef sulla prima casa, stipendi pubblici congelati e tagli alle agevolazioni per famiglie e imprese, e ancora novità su pensioni, stock option, imposta dei bolli sui deposito titoli: sono queste alcune delle misure previste dalla manovra finanziaria 2011 approvata venerdì scorso a tempo record dal Parlamento.

Una vera e propria stangata per famiglie e imprese che saranno alle prese con maggiori tassazioni e meno agevolazioni, tutto per arrivare, secondo il ministro dell’Economia Tremonti e tutto il governo, al pareggio di bilancio nel 2014. Questione controversa è quella delle pensioni.

La riforma pensioni 2011 prevede il blocco rivalutazioni per pensioni medio-alte nel biennio 2012-2013, toccando anche le indennità fino a 2.380 euro, età pensionabile più lontana, requisiti pensioni e agganciamento ad aspettative di vita dal 2013, interventi anche con più di 40 anni di contributi, norma anti-badanti, quote e finestre mobili, inoltre, le donne del settore pubblico andranno in pensione a 65 anni (oggi a 6), mentre le donne del settore privato a 60 e dal 2013 l’età pensionabile crescerà in base alle aspettative di vita.

Per quanto riguarda l'agganciamento tra requisiti pensioni e aspettative di vita ISTAT, l'entrata in vigore sarà il 2013, con un primo scatto di tre mesi e poi ogni tre anni ci sarà un ulteriore scatto, che si stima sarà di 3-4 mesi per volta. Questo significa che nel 2050 per andare in pensione di anzianità ci vorranno 70 anni. Con la riforma delle pensioni 2011, chi ha, inoltre, 40 anni di contributi dovrà aspettare un mese in più nel 2012, due mesi nel 2013 e tre nel 2014.

La norma su chi ha più di 40 anni di contributi (riguarda 68mila lavoratori privati, 11mila dipendenti pubblici e 34.500 autonomi) consentirà risparmi di 201 milioni nel 2013, 433 milioni nel 2014, 710 milioni nel 2015 e 790 milioni nel 2016. Punto più controverso, il blocco delle rivalutazioni che, secondo il testo della manovra, scatterebbe solo per i trattamenti superiori ai 2380 euro, cioè cinque volte il minimo. Significa che nel biennio 2012-2013 per queste pensioni non scatterà l'adeguamento al costo della vita.

Gli assegni compresi fra tre e cinque volte il minimo (fra 1.402 e 2.337 euro) verranno rivalutati al 70%. Per quanto riguarda le cosiddette pensioni d'oro, da agosto 2011 a tutto il 2014, il prelievo previsto sarà pari al 5% per chi incassa fra i 90mila e i 150mila euro all'anno e del 10% per quelle ancora più alte, per la parte eccedente i 150mila euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il