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Pensioni più alte con novità manovra finanziaria 2011

Più si lavora più si guadagna: quanto crescono le pensioni



La riforma delle pensioni prima e le nuove misure della manovra finanziaria 2011 dopo hanno portato ad un innalzamento notevole dell’età pensionabile, che sarà calcolata in base a finestre, quote e allungamento delle speranze di vita. Così in Italia si andrà in pensione sempre più tardi. Ma anche con una pensione più alta, perché lavorare di più significa anche guadagnare di più.

Il progressivo aumento dell'età di pensionamento è destinato a far crescere in modo rilevante l'importo delle future pensioni, quelle che saranno interamente calcolate con il sistema contributivo: con questo sistema di computo, più si versa durante la vita lavorativa e, quindi, più a lungo si versa più cresce l'importo della pensione che si incasserà.

Le previsioni effettuate dalla Ragioneria dello Stato nello studio sulle ‘Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario’ aggiornate al 2011, considerando nuove decorrenze dei trattamenti, adeguamento dei requisiti in base all'aumento della speranza di vita, e revisione triennale dei coefficienti di trasformazione, parlano di pensioni più alte.

La Ragioneria dello Stato nelle previsioni sui tassi di sostituzione, il rapporto fra la prima rata di pensione e l'ultima retribuzione, ha stabilito che, in futuro, il gap tra i due assegni è destinato a ridursi. Per il suo studio, la Ragioneria ha considerato un'età di pensionamento di 67 anni con 37 anni di contributi.

Nel caso specifico, il tasso netto di sostituzione del dipendente passerebbe dall'81,9% del 2010 al 70,5 del 2060. Una riduzione di ben 13,5 punti percentuali. Per quanto riguarda le novità pensioni, invece, la prima novità della manovra riguarda le pensioni di anzianità raggiunte con il massimo dei contributi, caso in cui per legge si può lasciare anche senza aver raggiunto il requisito anagrafico, ossia 60 anni fino al 2012 e 61 dal 2013 in poi.

Con la manovra, chi maturerà i requisiti a partire dal 2012 con 40 anni di contributi e un'età anagrafica inferiore a quella prevista, dovrà aspettare un altro mese per andare in pensione, che si sommerà ai 12 mesi previsti dalla manovra dello scorso anno. L'aumento di un mese scatterà di anno in anno fino al 2014 e sarò così ripartito: per chi matura i requisiti nel 2012 attesa di 13 mesi per incassare l'assegno; per chi matura i requisiti nel 2013 attesa di 14 mesi per incassare l'assegno; per chi matura i requisiti nel 2014 attesa di 15 mesi per incassare l'assegno.

Secondo le proiezioni un giovane che ha 30 anni oggi non potrà lasciare il lavoro prima dei 70. Nel 2050, infatti, ci vorranno 70 anni per la pensione di vecchiaia, senza distinzioni di sesso e il conto più amaro lo pagheranno i giovani, soprattutto i precari, poveri trentenni che vedranno la pensione di vecchiaia solo a 70 anni.

Dal 2013 poi scatta un bonus di aumento di tre mesi dell'età per andare in pensione e poi ogni tre anni ci sarà uno scatto in aumento attualmente valutato di 3-4 mesi per volta, legato all’allungamento delle speranze di vita. In base alle disposizioni di legge dal primo gennaio del 2013 occorrerà avere almeno 61 anno e tre mesi per maturare i requisiti la pensione di anzianità, e 65 anni e tre mesi per quella di vecchiaia. Un nuovo adeguamento è previsto dal 2016, e poi via via ogni tre anni. Risultato: nel 2050 ci vorranno 3 anni e 10 mesi in più di lavoro per andare in pensione.

Se a questi 3 anni e 10 mesi aggiungiamo il calcolo della cosiddetta finestra mobile, che prevede un anno in più, (un anno e mezzo per gli autonomi), per poter andare in pensione di vecchiaia nel 2013 ci vorranno 66 anni e tre mesi (cinque meno per le donne), 68 anni nel 2030 e a 70 nel 2050. Dal 2020, inoltre, scatterà l'aumento dell'età per la pensione di vecchiaia per le donne che arriverà ad essere uguale a quello degli uomini nel 2032.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il