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Fallimento Grecia: default selettivo è sicuro o quasi

Situazione in Grecia: come uscire dalla crisi?



Grecia sull'orlo del collasso: ma ora 'può svalutare restando nell'euro’, secondo una ricerca Ubs, il gigante svizzero del credito, che ha espresso questa opinione sulla complessa situazione greca che da 21 mesi tiene tutti i mercati sulla corda. Il report potrebbe avere importanti effetti in tutta Europa.

Il piano di salvataggio elaborato a maggio del 2010 da Ue e Fmi (110 miliardi di euro cui un terzo a carico del Fondo, seguito da un altro a luglio 2011 da altri 109 miliardi, di cui sempre un terzo a carico delle casse dell'istituzione internazionale basata a Washington) per la Grecia dovrebbe essere considerato come una caso unico, perchè predisposto per un Paese che non può svalutare.

In realtà non è proprio così poiché esistono esempi recenti di interventi del Fmi in Paesi che non potevano svalutare, come per esempio la Lettonia, che non poteva svalutare perchè gran parte delle passività dei privati era in valuta estera, per cui una svalutazione avrebbe creato un'ondata di fallimenti.

Altro esempio il Senegal, che alla fine degli anni 1990 era parte all'epoca dell'area del Franco CFA per cui non era possibile una svalutazione. Ma in Grecia una svalutazione chiamata IVA sociale nella letteratura economica si può, secondo Ubs. Questo sistema alternativo alla svalutazione monetaria parte dal presupposto che la maggior parte dei costi di finanziamento della previdenza sociale venga sostenuta da contributi sul lavoro.

La più grande percentuale di questi prelievi pesano sui datori di lavoro o sui lavoratori dipendenti. Il risultato però è sempre che il costo del lavoro aumenta, per cui questo fenomeno crea un effetto collaterale indesiderato e cioè che i settori esposti alla concorrenza internazionale risultano poi meno competitivi poiché il loro costo totale del lavoro aumenta in proporzione alle tasse sul lavoro.

Ecco perchè economisti hanno pensato di spostare il prelievo per i contributi sociali verso il consumo, e cioè di utilizzare l'Iva per finanziare i costi sociali ed ecco perché il nome di Iva sociale. Questo spostamento della tassazione dal lavoro ai consumi mira a ridurre il costo del lavoro, ma ha anche il vantaggio di tassare le importazioni, modo per spostare parte del carico all'estero.

L'obiettivo della svalutazione è anche quello di ridurre le importazioni e con l'Iva sociale si raggiunge anche questo risultato, perchè l'aumento dell'Iva fa crescere anche il prezzo delle merci importate.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il