Prezzi e potere di acquisto con l'euro più bassi dove ci sono state liberalizzazioni

Crescono i prezzi in Italia. Ma non è colpa dell'euro



Il potere d'acquisto delle famiglie italiane si è ridotto perché l'inflazione è cresciuta più delle retribuzioni e i prezzi sono cresciuti in modo anomalo dove c'è stato spazio per la speculazione, mentre sono persino calati dove ci sono state le liberalizzazioni: questi i risultati di una ricerca di Altroconsumo.

Le conclusioni cui si arriva rappresentano una sorta di paradosso, perché non è vero che l'euro ha rappresentato un salasso per gli italiani. Secondo Altroconsumo, eccezion fatta per il biennio 2007-2008, l'inflazione è cresciuta in modo fisiologico e i picchi nascosti dietro l'andamento medio dei prezzi hanno fortemente penalizzato i consumatori, a cominciare dai beni di prima necessità come acqua, gas, canone Rai e trasporti.

Per arrivare a queste conclusioni, Altroconsumo ha preso in esame la spesa che ogni cittadino deve affrontare oggi per usufruire di una serie di beni e servizi fondamentali, dall'energia alle telecomunicazioni, dai trasporti pubblici ai ristoranti, e l'ha confrontata con un'altra, identica ricerca che aveva svolto nel 2001. Ne è emerso, per esempio, negli alimentari, che mentre i prezzi sono saliti in dieci anni del 25%, la spesa relativa è cresciuta solo del 13%, diventando quindi più selettiva.

Al contrario, essendo cresciute le ore passate al cellulare e su internet, la spesa relativa è cresciuta del 30% mentre i prezzi per le tlc sono calati del 28%. La spesa è notevolmente cresciuta poi per beni come tabacchi e gli alcolici (+53%), e per il settore dei beni primari come l'acqua (+53%) e il gas (+34%), dei carburanti (+35%) e dei servizi locali, a cominciare dai trasporti pubblici (+35%) e dalle tariffe per i rifiuti solidi urbani (+33%).

Il settore dei trasporti è uno di quelli che ha registrato i maggiori rialzi: +147% per le navi, +61% per gli aerei, +46% sui treni e +34% per i taxi. Se si guarda al trasporto pubblico urbano, invece, l'entrata in vigore dei biglietti a 1,50 euro ha reso Milano e Genova le città con i maggiori aumenti (+94%), considerato che nel 2001 la corsa costava 1.500 lire.

I settori dove invece la spesa è cresciuta meno sono quelli dell'abbigliamento e calzature (+17,9%), dell'arredamento (+20,5%), le spese per il tempo libero e la cultura (+10,9%) e soprattutto nel settore sanitario (+2,8%).

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di Marianna Quatraro pubblicato il