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Obbligazioni estere non euro: in quali conviene investire con il rischio cambio

Valute scandinave, emissioni canadesi, australiane e neozelandesi: i migliori investimenti non in euro



Per fuggire dalle obbligazioni europee, dai bund tedeschi e dal franco svizzero, molti investitori iniziano a puntare gli occhi all’estero, in cerca di ‘fortuna’.

Nonostante il rischio di default in Italia sia molto minore rispetto a quello presente nel resto della periferia dell’Europa, la perdita di competitività e la bassa crescita rappresentano un problema per il Belpaese, e il debito sovrano italiano presenta una scadenza media di 7,2 anni e circa la metà di questo è di proprietà di investitori nazionali (superiore che in altri paesi).

Ciò significa che ogni aumento dell'1% nel rendimento dei titoli dopo 1 anno aggiunge solo lo 0,4% del Pil per i costi di finanziamento, secondo il ministero delle Finanze italiano. Titoli di Stato e Bund hanno ormai perso il loro status di investimenti rifugio, pronti a garantire sicurezza e pochi rischi, e al loro posto spazio alle emissioni delle valute ormai forti d'Europa, come quelle scandinave.

E ancora, largo alle obbligazioni canadesi, australiane, neozelandesi. Sembra, infatti, che i rendimenti delle emissioni in dollari australiani e neozelandesi abbiano generato guadagni, rispettivamente, del 6 e del 10% nel corso di questo anno. Nulla di meglio, dunque, per chi vuole rifuggire dai rischi.

Sulle valute scandinave, invece, gli esperti spiegano che in questo momento le corone svedesi e norvegesi ben si prestano a rappresentare investimenti di rifugio, almeno fino a quando il mercato smetterà di oscillare e ripartirà una crescita globale, considerando i rendimenti che oggi esse offrono e il rapporto debito/Pil. Per fare un esempio, basta pensare che la Svezia ha un rapporto debito/Pil del 47% e l’Italia del 120%.

Spostandoci in Canada, il rapporto debito/Pil è del 37% mentre in Australia e in Nuova Zelanda è, rispettivamente, del 30 e 35%. Ciò significa, dunque, che le emissioni in queste valute sono capaci di assicurare una quota compresa fra 15 e il 40% di un portafoglio decisamente ad alta sicurezza.

La scelta di una maggiore o minore percentuale dipende esclusivamente da quanto si decide, e si è disposti, a rischiare sul mercato valutario, in un momento, come quello attuale, dove l’incertezza regna sovrana.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il