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Pensioni a 68 per le donne e abolizione assegni anzianità: novità in nuova manovra settembre-ottobre

Età pensionabile per le donne innalzate a 68 anni: la novità



Dal 2013 l’età pensionabile delle donne dovrebbe alzarsi a 68 anni: questa è la novità contenuta nella manovra di settembre, cui si pone in netto contrasto la Cgil. La manovra di ferragosto ha anticipato al 2014 l'incremento graduale fino a 65 anni dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia per le donne occupate nel settore privato, che andrà a regime nel 2026.

Il nuovo regime pensionistico produrrà i maggiori effetti nel 2021, anno in cui il governo stima risparmi pari a 720 milioni. La manovra di luglio prevedeva che l'aumento graduale scattasse solo nel 2020.

Le norme già varate dal Parlamento hanno peggiorato pesantemente la situazione delle donne e peggioreranno progressivamente la situazione di tutti. In particolare per le donne, sia dei settori pubblici, sia ora di quelli privati, si profila un netto innalzamento dell'età previdenziale.

Fatta la somma di tutti gli interventi finora approvati (finestra mobile, legame automatico del pensionamento con l'aspettativa di vita), le lavoratrici dipendenti, nell'arco dei prossimi dieci anni, andranno in pensione dopo i 65 anni.

Le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 6 mesi nel 2022, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi. L’equiparazione dell’età per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne a 65 anni porterà a regime risparmi per quasi 4 miliardi di euro l’anno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il