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Privatizzazioni: il piano di Tremonti tra vendita e rilancio

Via alla grande riforma strutturale: il piano



Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, annuncia le misure del grande piano di riorganizzazione strutturale di Italia che prevede diversi processi di privatizzazioni, così come anche consigliato dalle ormai famose parole di Trichet e Draghi nella lettera segreta inviata lo scorso 5 agosto al governo italiano e di cui solo ieri si è entrati a conoscenza.

Dalle cessioni di immobili pubblici si possono ricavare rapidamente, per la riduzione del debito, 25-30 miliardi di euro, mentre altri 10 miliardi possono venire dalla cessione dei diritti di emissione Co2, inoltre, secondo le stime del Tesoro, il piano di valorizzazione del patrimonio pubblico garantirà a regime, dal 2020, una riduzione annua del deficit di 9,8 miliardi.

In occasione del primo seminario al Tesoro sulle dismissioni del patrimonio pubblico, che si è tenuto ieri, il ministro Tremonti ha detto che “prende avvio una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese”.

Al seminario sul patrimonio dello Stato hanno preso parte, con esponenti del Governo, del Parlamento, delle amministrazioni locali, oltre 150 rappresentanti italiani e internazionali di banche, fondi, società e imprese immobiliari, di costruzione e di sviluppo, e per la prima volta è stato presentato in forma organica e pubblica il patrimonio dello Stato suddiviso per classi di beni (immobiliari, finanziari, ecc.) cifrato a valori di mercato.

Secondo il capoeconomista della Cassa depositi e prestiti, Edoardo Reviglio, sono 4 le aree sulle quali si può agire: crediti, concessioni, immobili e partecipazioni, la parte immobiliare vale 500 miliardi e si può vendere il 5-10%, incassando quindi 25-50 miliardi da qui ai prossimi anni.

Dai dati è anche emerso che le partecipazioni dello Stato nelle società valgono 44,868 miliardi di euro e per le società quotate (Enel, Finmeccanica ed Eni) il valore totale della quota è di 17,342 miliardi. Il valore totale delle società non quotate è di 27,526 miliardi. L’ipotesi è la vendita di alcune società con partecipazione e la riorganizzazione di altre per farle rendere di più.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il