Aumentano a dismisura gli assegni protestati: sono 1,6 milioni

Il fenomeno dei protesti infatti, stilati dall’Agenzia delle Entrate, sono cresciuti sia in valore assoluto,4,1 miliardi di euro, che nel loro numero,1.688.879



Dopo i dati Istat su inflazione (+ 1,9 per cento) e retribuzioni (+ 3,2 per cento),che dipingono un paese di Bengodi dove lavoratori e pensionati traboccherebbero di inusitata ricchezza,arrivano altri indicatori a testimoniare il disagio economico di piccole e medie imprese che arrancano e di milioni di famiglie,costrette ad indebitarsi per sopravvivere, con gravissime difficoltà anche per pagare i debiti contratti.Mentre l’inflazione è stata del 1,9 per cento nel 2005, a novembre 2005,secondo trilussiane statistiche Istat,l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, con base dicembre 2000=100, risulta pari a 113,5, con una variazione nulla rispetto al valore del mese precedente e un incremento del 3,0 per cento rispetto a novembre 2004, mentre l’aumento registrato nel periodo gennaio-novembre 2005, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, è del 3,2 per cento.

Ma sia la crescita esponenziale del credito al consumo (stimata nel 2005 a superare la soglia di 70 miliardi di euro, con un incremento del 19 per cento rispetto al 2004), che l’aumento dei protesti, testimoniano una realtà diversa rispetto a quella edulcorata che Istat e Governo vorrebbero propinare ai cittadini.

Il fenomeno dei protesti infatti, stilati dall’Agenzia delle Entrate, sono cresciuti sia in valore assoluto,4,1 miliardi di euro, che nel loro numero,1.688.879,con un 50 per cento circa rappresentati da assegni bancari (2.270.000.000 euro circa), mentre numericamente gli assegni rappresentano quasi il 32% (539.751), con la conseguenza che il valore medio dell’assegno scoperto e protestato si aggira intorno ai 4.205 euro circa. Per il resto concorrono vaglia cambiari e cambiali tratte. Le ultime elaborazioni Istat, se comparate a quelle degli anni precedenti, evidenziano inoltre un ulteriore circostanza non molto felice: dopo l’andamento discendente degli anni precedenti, nel 2004 il numero e l’importo dei protesti è di nuovo aumentato sia rispetto al 2003 sia rispetto al 2002.

In valore assoluto, è la Campania a guidare la classifica degli importi più alti protestati (736.085.101 euro) seguita da Lombardia (697.104.240 euro) e Lazio (691.561.685 euro). Per numero dei protesti è invece il Lazio a guidare questa poco ideale classifica (281.366) seguito da Lombardia (276.078) e Campania (258.393). Entrando nel dettaglio della composizione dei protesti ed esaminando in particolare gli assegni bancari, emergono una serie di circostanze abbastanza singolari: in Campania c’é l’importo complessivo più elevato di assegni scoperti (446.281.007 euro), seguono il Lazio (con 432.006.355 euro) e la Lombardia (con 393.948.855 euro). Il primato del numero di assegni protestati più elevato in assoluto è detenuto dal Lazio con 129.190 assegni, seguono la Lombardia con 121.739 e la Campania con 92.767 assegni.

Questi dati sono la testimonianza più probante di un disagio di famiglie e piccole imprese,specie quelle che non operano nei mercati protetti,nei monopoli ed oligopoli,costrette non solo ad indebitarsi, ma anche a non poter onorare i debiti contratti per difficoltà economiche oggettive, mentre sia il Governo (la cessione del quinto dello stipendio ai lavoratori privati ed agli atipici rappresenta un incentivo al debito) che le società finanziarie, suonano la grancassa invitando le famiglie a comprare oggi,pagando comodamente tra due anni,con tassi di interesse che per la cessione del quinto sotto i 5.000 euro è superiore al 20 per cento annuo,fondando il rilancio dei consumi sull’indebitamento.

Adusbef rivolge ancora una volta l’appello alle famiglie, di non ascoltare le sirene interessate di banche e finanziarie (queste ultime stanno proliferando a macchia d’olio in maniera preoccupante anche col sistema del franchising),cercando di evitare di cadere nella cultura del debito,che porta ad una nuova schiavitù finanziaria,spesso anticamera dell’usura.

Il Presidente

Elio Lannutti

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