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Pensioni: riforma dopo vertice Ue. Età, anni di contributi, novità

Novità pensioni dl sviluppo



All’indomani del vertice Ue che si è tenuto domenica, dopo le occhiate e le battute sarcastiche tra il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, l’Italia si rimbocca le maniche per far riprendere la sua economia e dopo il pacchetto sviluppo mette a punto novità in materia di pensioni.

Tra le ipotesi più accreditate per una possibile intesa nel governo spunta una sorta di riproposizione del provvedimento di Bobo Maroni, misura che innalzerebbe a 62 anni l’età minima per andare in pensione di anzianità, ma imporrebbe anche un minimo di 40 anni di età contributiva.

La legge Maroni, oltre a prevedere lo scalone, cioè il passaggio improvviso nella notte tra il 31 dicembre 2007 e il 1 gennaio del 2008 dell’età minima per la pensione anticipata da 57 a 60 anni, comportava l’ulteriore innalzamento del requisito a 61 anni nel 2010 e a 62 nel 2014, per i lavoratori dipendenti e ancora un anno in più per gli autonomi.

Tra le nuove ipotesi, per le pensioni di anzianità, il passaggio dall’attuale quota 96 a quota 100 entro il 2015, o si potrebbe lasciare l’attuale meccanismo, con quota 96, con penalizzazioni, che potrà essere per esempio un taglio dell’assegno, variabile, per chi va in pensione prima dei 65 anni dell’età. Nessun innalzamento d'età, dunque, come annunciato domenica sera il premier, che aveva ipotizzato di innalzare l’età minima pensionabile a 67 anni (oggi è 65). La Lega continua a dire no.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il