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Pensioni di anzianità e scalone riforma Maroni: come funziona

Torna l’ipotesi della riforma Maroni: cosa prevede



La voce pensioni è quella più controversa del decreto sviluppo che sta creando dissidi nella maggioranza, tra le proposte del premier Berlusconi e il secco no ad ogni novità da parte della Lega, che minaccia anche di scendere in piazza.

Il problema delle pensioni comunque resta e spunta ora l’ipotesi di un ritorno alla riforma Maroni, con l'intento implicito di far convergere la Lega su un provvedimento firmato da un proprio ministro, che innalza e blocca l'età minima per l'anzianità a 62 anni più 35 di contributi fin dal 2012.

Al vaglio, dunque, il ritorno alla legge Maroni, il cosiddetto scalone che fu abolito dal governo Prodi e che prevede che l'età pensionabile salga e si fermi a 62 anni più 35 di contributi, meccanismo, oggi previsto per il 2013, che sarebbe anticipato al 2012 per restare bloccato a questo livello.

Non si esclude, inoltre, che la norma preveda che anche chi ha 40 di contributi debba sottostare ai limiti anagrafici ed è a questo che la Lega si oppone, il meccanismo di quota 100 nel 2015. Secondo questo progetto in quell'anno si potrà andare in pensione solo con 65 anni di età anagrafica e 35 di contributi, abolendo di fatto l'anzianità.

L'operazione potrebbe portare a risparmi di 1,7 miliardi l'anno. Tra le altre ipotesi, l'abolizione definitiva delle pensioni d'anzianità, un’ulteriore stretta sull'età di pensionamento di vecchiaia delle donne del settore privato e dall'equiparazione dei due sistemi retributivo e contributivo, e interventi da 500 milioni per alcuni regimi di favore ancora in vita come quelli dei militari e dei telefonici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il