BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni di anzianità e baby pensioni: la riforma nella lettera Ue non modifica nulla

Non si toccano le pensioni di anzianità e non ci sarà alcuna modifica rispetto alla manovra d’estate



Dopo tante discussioni sulla questione pensioni, la lettera presentata dal premier Berlusconi ai leader Ue, ieri sera a Bruxelles, non presenta alcuna modifica. Le pensioni di anzianità e vecchiaia vanno bene così, come sono state modificate dalla manovra d’estate.

Non saranno toccate le pensioni di anzianità, si andrà si andrà in pensione con la quota 97 nel 2013, cioè 62 anni anagrafici e 35 di versamenti, come previsto dalla riforma Prodi-Damiano e non ci sarà alcun innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia perché nel 2026 è già previsto dalla manovra d'estate (legge 111 del 2011) che si vada in pensione a 66 anni e 7 mesi. Dunque nel 2026 si andrà in pensione, come previsto dalla vigente normativa, a 67 anni.

Immobilità prevista anche per le donne. In questo contesto, emerge anche il problema della baby pensioni. In tutto sono quasi 532 mila quelle erogate a dipendenti che hanno lasciato il lavoro prima dei 50 anni di età.

Il 78,6 % sono erogate dall'Inpdap a ex impiegati pubblici, il 56,5 % sono donne. Complessivamente, le baby pensioni costano allo stato 163,5 miliardi: questi i dati emersi da Confartigianato che ha analizzato il peso che esse hanno sul bilancio statale e sulle tasche dei cittadini.

Le 531.752 pensioni di vecchiaia e di anzianità concesse a lavoratori pubblici e privati che sono andati in pensione con meno di 50 anni di età, in alcuni casi addirittura dopo appena 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di servizio.

Secondo Confartigianato, le baby pensioni hanno un fortissimo impatto sulle finanze pubbliche. La spesa previdenziale relativa a questi trattamenti previdenziali ammonta a 9,45 miliardi di euro all'anno.

Ma, poiché il mezzo milione di pensionati precoci riceve un trattamento pensionistico più lungo di 15,7 anni rispetto ad un pensionato medio, il risultato è che le baby pensioni determinano una maggiore spesa pubblica cumulata per i 15,7 anni di durata della pensione eccedenti alla media che ammonta a 148,6 miliardi di euro.

Ciò significa che per ciascun baby pensionato viene erogata una maggiore spesa rispetto ad un pensionato ordinario di 279.582 euro. A questa somma va aggiunta la minore contribuzione pari a 138.582 euro per ciascun baby pensionato del settore privato che complessivamente si traduce in 14,8 miliardi di mancate entrate previdenziali per gli oltre centomila baby pensionati privati”. 

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il