Internet in Italia e Pil: crescita importante

Internet contribuisce alla crescita del Pil ma l’Italia non investe



Scommettere sul settore IT potrebbe produrre in Italia una grande crescita in termini economici, eppure nella lettera presentata dal premier Silvio Berlusconi al vertice di Bruxelles non se ne fa neanche un accenno.

In Italia, fanalino di coda europeo per la sua bassa crescita, sviluppare al meglio l'economia digitale dovrebbe essere tra le priorità per innescare investimenti in infrastrutture di rete e ritorno in termini di produttività complessiva alla base delle economie avanzate. 

Secondo lo studio redatto da Dag (Digital Advisory Group), un'associazione composta da 30 grandi aziende tra cui Telecom, Mc Kinsey, Google Italia, Microsoft, Cisco Systems e con la collaborazione del Politecnico di Torino e la Bocconi di Milano, l'avvento di Internet in Italia ha creato circa 320mila posti di lavoro in poco più di 15 anni (con un tasso di sostituzione di 1,8 a 1, inteso per uno il posto di lavoro perso a causa del progressivo passaggio alla società dei servizi) e l'economia digitale incide per il 2% sul Pil (con un aumento del 14% in rapporto al Pil negli ultimi quattro anni, quando invece la crescita del paese è stata sostanzialmente ferma), basti pensare che sono nel 2010 il contributo di Internet al pil italiano è stato di 30 miliardi di euro, più ulteriori 20 miliardi legati all'indotto.

Perché, dunque, non puntare alla rete come stimolo alla crescita? Una delle risposte, usata tra l’altro come giustificazione da parte di diverse aziende e pmi, p la mancanza di una banda larga fortemente diffusa sul territorio italiano, questione che ha suscitato diverse divergenze nel governo. E così si rimane ancora indietro, senza sfruttare potenzialità di qualcosa che potrebbe davvero trainare l’economia del nostro Paese.

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Marianna Quatraro

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di Marianna Quatraro pubblicato il