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Pensioni: novità e cambiamenti da chiarire dopo lettera Ue

Cosa cambia nella questione pensioni



E’ una delle misure pensate per raggiungere il pareggio di bilancio in Italia nel 2013, si tratta dell’abolizione delle tariffe minime professionali, misura destinata a suscitare nuove polemiche: le tariffe minime dei professionisti, infatti, erano già state cancellate dal governo Prodi nel 2006 ed era stato poi proprio il nuovo esecutivo guidato da Berlusconi a fare un passo indietro.

Ma la questione più importante portata a Bruxelles è quella delle pensioni. L’età per andare in pensione salirà fino a 67 anni, sia per gli uomini sia per le donne che nel settore privato saliranno sugli ‘scalini’ introdotti dalla manovra d’estate, ma lasciano aperta la strada per il ritiro anticipato di anzianità con 40 anni di contributi o con il raggiungimento di quota 97 (98 per gli autonomi).

In base all'adeguamento all'aspettativa di vita, la legge prevede che gli scalini siano di 4 mesi ogni triennio dal 2016 al 2030 e di altri tre mesi ogni triennio dal 2013 al 2050, con il risultato cumulato che nel 2049 l'aumento complessivo sarà pari a 3 anni e 8 mesi.

La finestra unica posticipa poi ancora di 12 mesi (18 per i lavoratori autonomi) il pensionamento. Così, a partire dal 2026, in Italia saranno necessari 67 anni di età per andare in pensione di vecchiaia sia per gli uomini che per le donne. Rivisti i requisiti per l'accesso al pensionamento di anzianità, che aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013.

Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all'evoluzione della speranza di vita. Il sistema delle quote prevede poi che a partire dal 2013 si possa andare in pensione con quota 97 (61 anni di età e 36 di contributi) per poi salire gradualmente.


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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il