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Spread Btp-Bund record oggi 10 novembre: fallimento Italia. Cosa succede?

Gli scenari del fallimento italiano: cosa potrebbe accadere. Ipotesi



Nuovo record per il Btp a cinque anni, il cui rendimento è volato fino al 7,80%. Tutti in rialzo i tassi dei Btp italiani, con quello a due anni che arriva al 7,36% e quello a dieci anni, come detto, al 7,39% con uno spread di 570 punti base.

Intanto oggi avvio di giornata ancora in forte tensione per i titoli di stato italiani sui mercati: lo spread tra il Btp decennale e il Bund benchmark di pari scadenza, alle prime contrattazioni, sta risalendo verso i record toccati ieri a 575 punti e si attesta ora a 570 punti base. Stesso andamento per il rendimento sulla scadenza a 10 anni che si attesta al 7,39%.

Il rischio di un fallimento dell’Italia è ancora lontano, l’ipotesi è molto probabile, ma esiste ancora la possibilità di fermare il collasso del debito pubblico italiano, riguadagnando credibilità presso gli investitori. Tre gli scenari disegnati da Maurizio Ricci su Repubblica per il default italiano: la bancarotta dolce, la bancarotta extrastrong, e la bancarotta con il botto.

La bancarotta dolce rappresenta sostanzialmente un concordato fallimentare. I creditori accettano un taglio al valore nominale dei titoli italiani e un tetto al relativo tasso di interesse. L'Italia alleggerirebbe il suo debito pubblico, portandolo a livelli più vicini a quelli di paesi più virtuosi, ma collocare nuove emissioni presso investitori già scottati comporterebbe tassi di interesse relativamente alti.

La bancarotta extrastrong è il caso Argentina, cioè il default selvaggio. L'Italia annuncia che non pagherà più i suoi debiti, togliendo dal tavolo quasi 2 mila miliardi di euro. Almeno per qualche anno, nessun investitore estero ci presterebbe più soldi, il che non è un problema gravissimo perchè lo Stato continuerebbe a funzionare. Al netto degli interessi, infatti, il nostro bilancio è quasi in pareggio.

Il rischio di fuga dei capitali diventerebbe immediato ed oltre allo Stato, anche le aziende italiane si vedrebbero chiudere l'accesso ai mercati. Infine c’è la bancarotta con il botto che provocherebbe un’uscita dell’Italia dall’euro. La fuga di capitali diventerebbe una certezza, nel tentativo di spostare i propri euro all'estero, prima della conversione.

Agli sportelli delle banche, ci sarebbe l'assalto e ci sarebbe anche un congelamento dei conti correnti bancari, come in Argentina. La nuova moneta sarebbe svalutata, rispetto all'estero e l'Italia, uscendo dall'euro, uscirebbe anche dall'Unione europea e non potrebbe più usufruire dei vantaggi del mercato unico.

Ancor più negativi gli altri effetti: la svalutazione rende più competitive le esportazioni italiane, ma rende più care le importazioni, a cominciare dal petrolio. Il risultato sarebbe veder ripartire l'inflazione e la rincorsa prezzi-salari. Molto dipende dall'entità della svalutazione che, però, è difficilmente gestibile: per riguadagnare la competitività perduta, negli ultimi dieci anni, verso la Germania, all'Italia occorrerebbe un deprezzamento della moneta del 25%.

Ma il crollo della nuova lira, secondo gli analisti dell'Ubs, sarebbe inizialmente molto più alto, fino al 50-60%. Per questo, gli esperti della banca svizzera (che ipotizzano barriere commerciali nel resto d'Europa contro i prodotti italiani a costo stracciato) calcolano che il Pil italiano potrebbe inizialmente contrarsi anche del 40%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il