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Dipendenti pubblici: novità legge stabilità ufficiali. Mobilità e licenziamenti

Le novità lavoro nella legge stabilità 2011



Mercato del lavoro, mobilità e licenziamenti: la commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera al ddl stabilità. Non sono previste modifiche agli articoli 8 e 18 dello Statuto dei lavoratori, in materia di licenziamenti.

Lontana, dunque, l’ipotesi dei cosiddetti licenziamenti facili e di modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratoti, le nuove misure del maxi emendamento in materia di lavoro prevedono incentivi fiscali e contributivi, incentivi all'inserimento delle donne e dei giovani nel settore occupazionale, meno contribuzione per l’apprendistato e mobilità per gli statali.

Per quanto riguarda l’occupazione femminile, sarà sostenuta da un contratto di inserimento per le donne nelle aree territoriali in cui è più accentuata la differenza di genere nel tasso di disoccupazione e riguarda donne di qualsiasi età senza un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi residenti in una area geografica in cui il tasso di occupazione femminile è inferiore almeno di 20 punti percentuali di quello maschile.

Le aree saranno individuate con decreto del Ministro del lavoro, delle politiche sociali e dell'economia. Novità anche per quanto riguarda i contributi per i primi tre anni di contratto di apprendistato: il maxi emendamento stabilisce che l’aliquota complessivamente dovuta dai datori di lavoro che hanno alle loro dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove non è dovuta per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto.

Negli anni successivi ai primi tre, l’aliquota sarà del 10%. Prevista, inoltre, per i dipendenti pubblici la mobilità geografica: i funzionari statali in esubero delle diverse amministrazione potranno essere trasferiti, senza aprire una trattativa con i sindacati.

Se non accetterà il trasferimento, per lo statale è prevista una procedura simile a quella dei privati. Mobilità con il pagamento dell'80% della retribuzione per due anni, come la Cassa integrazione. Se non accetta, previsto anche il licenziamento.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il