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Pensioni Monti: blocco adeguamento rivalutazione. Quanto si perde mediamente all'anno

In vista la mancata rivalutazione degli assegni pensionistici: cosa cambia




Per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 servivano ulteriori soldi rispetto alle manovre varate dal governo Berlusconi e Monti è ripartito da tasse, tagli e novità pensioni, voce, quest’ultima, che ha fatto discutere molto e a cui si continuano ad apportare modifiche.

Per ‘rimpinguare’ le casse dello stato, il nuovo governo ha deciso per il blocco della rivalutazione degli assegni all'inflazione. Considerando che il 15% dei pensionati non arriva a 500 euro mensili e solo il 15% supera i duemila euro, con l'eventuale blocco delle indicizzazioni, secondo la Cgia di Mestre, un pensionato che riceve un assegno mensile netto di circa 1.600 euro (20 mila l'anno) perderebbe quasi 480 euro in un anno.

La misura, dunque, sosterrebbe i conti pubblici ma peserebbe tantissimo sulle tasche dei pensionati. L’Ufficio studi della Cgia ha calcolato che dal blocco totale delle indicizzazione dei 17 milioni di assegni pensionistici lo Stato guadagnerà 4,4 miliardi ma ci si augura che il governo lavori in base ad una modulazione per fasce di reddito, altrimenti salterebbe quel principio di equità tanto professato dal nuovo premier Monti.

La misura, secondo l’ipotesi sulla quale stanno lavorando i tecnici, dovrebbe colpire l’intera platea dei pensionati con la sola eccezione probabilmente di chi prende il minimo. Per abbattere i costi sociali dello Stato a lungo termine, è stato previsto anche un innalzamento da 40 a 43 anni degli anni di contributi, misura che renderà il sistema pensionistico italiano totalmente contributivo. Prevista, inoltre, l’accelerazione anche per l'età pensionabile delle donne, fissata a 65 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il