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Andare in pensione dopo manovra Monti con sistema contributivo:anni contributi, età e valore assegno

Cosa cambia con il sistema contributivo pro rata per tutti



Sarà esteso a tutti a partire dal 2012 il sistema contributivo, pro rata. Per capire meglio come funziona il sistema contributivo pro-rata, bisogna fare un passo indietro, alla riforma Dini del 1995, che per calcolare le pensioni individuava tre tipologie di lavoratori: i ‘fortunati’ del 1995, esonerati dall’applicazione del contributivo se avevano maturato a quella data almeno 18 anni di anzianità, definiti fortunati perché a loro si applica il più vantaggioso sistema retributivo; i ‘parzialmente fortunati’, cioè coloro che avevano, sempre entro il 1995, maturato meno di 18 anni di contribuzione.

Il sistema di calcolo pro-rata per loro sarà calcolato in base alla regola retributiva per l’anzianità maturata al 1995 e a quella contributiva per l’anzianità dal 1996; e gli ‘sfortunati’, coloro che sono entrati nel mondo del lavoro a partire dal 1996, la cui pensione sarà interamente contributiva.

La prima conseguenza dell’introduzione del contributivo pro-rata è un avvicinamento dei trattamenti tra le categorie. Il sistema contributivo pro-rata sarà per tutti, riguarderà la totalità dei lavoratori, indipendentemente dal numero degli anni contributi accumulati al dicembre ’95, ma varrà solo per i versamenti futuri, cioè quelli dal primo gennaio 2012 in poi.

Per quanto riguarda l’età di pensionamento, la fascia di età stabilita nel 1995 (57-65 anni) dovrebbe essere adeguata all’aumentata aspettativa di vita e salire, dunque, a 62 (63)-68 (70) anni, età che successivamente sarà adeguata automaticamente alle variazione della longevità.

Un’altra novità prevede la possibilità di andare in pensione anche prima ma in questo caso si andrà incontro a penalizzazioni, con assegni mensili ridotti, a favore, invece, di chi deciderà di lasciare più tardi e riceverà premi. Della serie, chi più lavora più ha.

Lavorando di più, infatti si riceverà una pensione più alta mentre lasciando prima si andrà incontro a penalizzazioni. L’introduzione del contributivo per tutti serve per eliminare le disparità di trattamento pensionistico fra chi gode del retributivo, piuttosto generoso in vigore prima della riforma Dini, e chi no.

Con il metodo retributivo pre-Dini le pensioni si calcolavano su una media degli ultimi stipendi, quelli da fine carriera, i più alti probabilmente dell’intera vita lavorativa, mentre il contributivo ne fa una media.

Secondo una simulazione fatta dai due economisti Tito Boeri e Agar Brugiavini, mettendo a confronto due persone dal profilo lavorativo identico, stessi anni di lavoro e stessa busta paga, chi ha cominciato a lavorare a 23 anni nel 1974 può andare in pensione a 62 e prende il 76% dell’ultimo stipendio, esempio circa 1.340 euro. Chi aveva 23 anni nel 1996 andrà in pensione minimo a 64 anni e prenderà il 71% dell’ultimo stipendio, circa 900 euro, decisamente non equo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il