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Pensioni anzianità: novità riforma Monti. Cosa cambia. Calcolo età e contributi

Le novità per le pensioni di anzianità



Dal primo gennaio 2012, chi lascia il lavoro avrà una pensione calcolata con il sistema contributivo. Il nuovo sistema verrà applicato solo a coloro che nel 1996 avevano un'anzianità di servizio inferiore ai 18 anni.

Di questi, coloro che in quell'anno lavoravano già vedranno applicarsi un sistema misto, retributivo per gli anni lavorati prima del 1996, contributivo per quelli dopo, mentre coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 avranno la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.

L’introduzione del sistema contributivo per tutti sarà comunque effettuata in pro rata e riguarderà la totalità dei lavoratori, indipendentemente dal numero degli anni contributi accumulati al dicembre ‘95, ma varrà solo per i versamenti futuri, cioè per la contribuzione versata dal primo gennaio 2012. Il sistema retributivo dovrebbe sparire completamente nel 2030.

Nel passaggio fra retributivo e contributivo, rimarrà il problema del superamento delle pensioni di anzianità. Le ipotesi sono diverse: anche verrebbe abolita qui una fascia flessibile a partire da 62-63 anni, che significherebbe aspettare un anno in più rispetto a ora che servono 60 anni (e 36 di contributi) che però diventano 61 anni con la finestra mobile di 12 mesi.

Altra ipotesi è quella di aumentare le quote: oggi si va in pensione d’anzianità a quota 96 (60 anni d’età e 36 di contributi oppure 61+35), che diventerà 97 nel 2013. Una delle ipotesi prevede di anticipare al 2012 quota 97 e di portarla rapidamente a quota 100.

Sarà prevista, inoltre, per tutti un'unica soglia di età contributiva a 41-43 anni per andare in pensione, con l'esclusione di coloro che hanno raggiunto 63 anni senza avere però quella anzianità contributiva: loro potranno lasciare il lavoro, ma con una penalizzazione, per cui l'età di uscita tenderebbe a coincidere con quella della pensione di vecchiaia.

Si anche all'accelerazione dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne dipendenti del privato, che dovrebbe passare già dal 2012 da 60 a 63 anni per poi agganciarsi a quella degli uomini già nel 2018 e non più nel 2026; si anche al blocco dell'adeguamento degli assegni (con l'esclusione di quelli al minimo) alla dinamica dell'inflazione dal quale arriveranno quasi 5 miliardi di euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il