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Quando si può andare in pensione con manovra e riforma Monti: calcolo ed esempi

Come calcolare la propria pensione dopo le ultime novità del governo Monti


Confermata l’estensione del metodo contributivo pro rata a tutti i lavoratori, aumento dell'età di vecchiaia per le donne del settore privato, abolizione delle finestre mobili e aumento delle aliquote sugli autonomi, stretta sulle pensioni di anzianità: queste le principali novità della manovra Monti in materia previdenziale, cui si aggiunge un blocco della rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione per il biennio 2012-2013 con la sola esclusione dei trattamenti al minimo (467 euro al mese nel 2011).

Si parte dall’estensione a tutti del metodo contributivo pro rata, anche a coloro che avendo cominciato a versare contributi prima del 1978 avevano mantenuto il più generoso metodo retributivo. Per questi lavoratori il nuovo meccanismo varrà dal 2012 quindi gli anni di lavoro fino al 2011 saranno calcolati con il retributivo.

Sarà poi si accelerato il percorso di aumento dell’età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato e dal 2012 andranno in pensione a 63 anni mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini (l’età salirà a 64 nel 2014, 65 nel 2016) e le donne del settore pubblico (a 66 anni dal 2012). Lo scalino tra 2011 e 2012 sarà quindi di due anni dato che quest’anno le donne dipendenti del settore privato uscivano a 60 anni più 12 mesi di finestra mobile (quindi a 61).

Abolite poi le finestre mobili e il periodo prima da esse calcolato sarà assorbito nei requisiti che per la vecchiaia degli uomini dipendenti varranno dall’anno prossimo quindi pari a 66 anni (65 anni attuali più 12 mesi di finestra). Gli autonomi andranno in pensione a 66 anni e mezzo e non più a 65 più i 18 mesi di attesa di finestra mobile.

È previsto, inoltre, un aumento delle aliquote contributive degli autonomi di 0,3 punti ogni anno per arrivare a due punti in più nel 2018 (adesso sono al 20-21% per i commercianti e gli artigiani a fronte del 33% dei dipendenti). Per le donne sarà poi prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini sarà tra i 66 e i 70.

A partire dal 2012, inoltre, per ottenere la pensione prima dell'età della vecchiaia non basteranno più 40 anni di contributi che saliranno a 42 anni e un mese per gli uomini 42 e a 41 e un mese per le donne. Nel 2013 il requisito sale a 42 e 2 mesi, per attestarsi a 42 e 3 mesi a partire dal 2014 (per le donne rispettivamente 41 e 2 mesi, 41 e 3 mesi).

Anche questi requisiti saranno allineati alle speranze di vita dal 2013 e si chiede la pensione di anzianità prima dell'età prevista per la vecchiaia, l'assegno verrà corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione pari al 2% per ogni anno di anticipo, mentre chi prolungherà il periodo di lavoro riceverà incentivi.

Le novità pensioni non varranno per quei soggetti che maturano i requisiti (di oggi) entro il 31 dicembre 2011 e i lavoratori in mobilità, alla data del 31 ottobre 2011, e quelli interessati ai cosiddetti piani di esubero (banche e assicurazioni, ecc.), anche se raggiungono i requisiti dopo la fine dell'anno in corso.

Esclusi anche gli ex lavoratori che sono stati autorizzati ai versamenti volontari entro il 31 ottobre 2011.  Per quanto riguarda gli effetti dei nuovi calcoli sulle pensioni, secondo le stime, l'introduzione del sistema di calcolo contributivo pro-rata, porterebbe un perdita che potrebbe arrivare al massimo al 2-3%. Le stime parlano di una riduzione dell'assegno finale intorno ad un punto percentuale per ogni anno di contributivo.

Per fare un esempio, prendendo il caso di un impiegato con uno stipendio di 30 mila euro, con 35 anni di lavoro alle spalle che decide di lasciare il lavoro tra 5 anni all'età di 62, con il passaggio al contributivo perderà all'incirca un 7%, che scende al 3-4%, se la sua anzianità al 31 dicembre del 2011 anziché di 35 anni è di 37 anni. Per il funzionario con 70 mila euro di stipendio, invece, il taglio dell'assegno mensile si ridurrebbe sensibilmente, perché il vantaggio del conteggio retributivo, si attenua man mano che la retribuzione pensionabile sale.




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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il 05/12/2011 alle ore 07:02