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Pensioni quando si può andare: calcolo

Quando si può andare in pensione con la nuova riforma


Si al contributivo pro rata per tutti i lavoratori, pensione di anzianità dopo 42 anni, con l'abolizione delle cosiddette quote e pensione di vecchiaia a 66 anni per gli uomini e a 62 per le donne, già a partire dal 2012, abolizione delle finestre di uscita (i 12 mesi di attesa): queste le principali novità della manovra Monti in materia previdenziale, cui si aggiunge un blocco della rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione per il biennio 2012-2013 con l’esclusione dei trattamenti al minimo (da 467 euro al mese nel 2011 a 936 euro).

Si parte dall’estensione a tutti del metodo contributivo pro rata, anche a coloro che avendo cominciato a versare contributi prima del 1978 avevano mantenuto il metodo retributivo.

Per questi lavoratori il nuovo meccanismo varrà dal 2012 quindi gli anni di lavoro fino al 2011 saranno calcolati con il retributivo. A partire dal 2012, poi, per ottenere la pensione prima dell'età della vecchiaia non basteranno più 40 anni di contributi che saliranno a 42 anni e un mese per gli uomini 42 e a 41 e un mese per le donne.

Nel 2013 il requisito sale a 42 e 2 mesi, per attestarsi a 42 e 3 mesi a partire dal 2014 (per le donne rispettivamente 41 e 2 mesi, 41 e 3 mesi). Anche questi requisiti saranno calcolati in base alle speranze di vita dal 2013.

Per scoraggiare, però, il pensionamento anticipato, è stata introdotta una misura per cui se si chieda la pensione di anzianità prima dei 62 anni di età, l'assegno verrà corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione pari al 2% per ogni anno di anticipo.

Se, ad esempio, si richiede la pensione, dopo aver raggiunto i 42 anni, all'età di 60 anni, si riscuoterà, per la quota di pensione calcolata con il sistema retributivo, un assegno decurtato del 4%. Il pensionamento anticipato sarà possibile anche per i giovani, coloro cioè che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995.

Per ottenerlo, dovranno aver compiuto 63 anni di età e poter far valere un minimo di 20 anni di contribuzione effettiva. Velocizzato poi l’innalzamento dell’età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato che dal 2012 andranno in pensione a 63 anni mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini (l’età salirà a 64 nel 2014, 65 nel 2016) e le donne del settore pubblico (a 66 anni dal 2012).

Lo scalino tra 2011 e 2012 sarà quindi di due anni dato che quest’anno le donne dipendenti del settore privato uscivano a 60 anni più 12 mesi di finestra mobile (quindi a 61). Abolite poi le finestre mobili e il periodo prima da esse calcolato sarà assorbito nei requisiti che per la vecchiaia degli uomini dipendenti varranno dall’anno prossimo quindi pari a 66 anni (65 anni attuali più 12 mesi di finestra).

Gli autonomi andranno in pensione a 66 anni e mezzo e non più a 65 più i 18 mesi di attesa di finestra mobile. È previsto, inoltre, un aumento delle aliquote contributive degli autonomi di 0,3 punti ogni anno per arrivare a due punti in più nel 2018 (adesso sono al 20-21% per i commercianti e gli artigiani a fronte del 33% dei dipendenti). Per le donne sarà poi prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini sarà tra i 66 e i 70.




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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il 08/12/2011 alle ore 07:11