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Riforma lavoro: aumento stipendi, licenziamenti e contratto unico. Il Piano Fornero

La riforma del lavoro preme ma suscita scontri: tutto rimandato a gennaio



La discussione sull’art.18 sta scatenando scontri tra governo e sindacati e mentre oggi è in Senato la Manovra, senza alcun cambiamento rispetto alle modifiche già previste, sulla riforma del mercato del lavoro la disponibilità del governo al dialogo con le parti sociali è piena ma si deve poter parlare di tutto perchè non ci possono essere terreni inesplorati.

Il ministro del Welfare Elsa Fornero parla di lavoro e sottolinea che tra le priorità del governo c’è l'aumento dei salari, “perchè sono bassi e perché il divario nella distribuzione del reddito è cresciuto negli ultimi 15 anni”.

Si punta, dunque, ad una riforma del sistema con una maggiore flessibilità, fra licenziamenti e assunzionioni, e nello stesso tempo a buste paga più pesanti per i lavoratori. La strada su cui muoversi dovrebbe essere quella del cuneo fiscale con la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, misura che però necessita di risorse consistenti ed è probabile che il governo intervenga con un’agevolazione sui contratti di secondo livello e sugli aumenti salariali legati alla produttività.

Anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, d’accordo col ministro Fornero, dice: “Siamo interessati a un accordo con i sindacati a patto che nessuno ponga pregiudiziali”. E aggiunge: “La Cgil dice che questo è un tabù e pertanto non si tocca, beh, allora non si va da nessuna parte”, ma il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni ribadisce il proprio no a interventi sull'articolo 18 mentre è pronto a parlare di come aumentare i salari: “Io sfido la Fornero a discutere come alzare il salario ai flessibili e di come il governo debba incentivare fiscalmente e con altri strumenti questa possibilità, questo significa andare incontro ai giovani”.

C’è anche un fronte politico che difende a oltranza l’art.18, come il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola (“Questa idea di modificare l'articolo 18 è particolarmente invitante”), il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro (“L'articolo 18 è un atto di civiltà per lavoratori e imprese”) e Paolo Ferrero (“L'articolo 18 non si tocca, si elimini la legge Biagi”).

Di articolo 18, dunque, meglio non parlare per ora anche se un intervento su questo fronte resta tra le ipotesi studiate dal governo. Meglio lasciare passare il Natale e riprendere la discussione a gennaio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il