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Mutui per lavoratori precari: sempre difficili così come i prestiti

E’ allarme disoccupazione in Italia: difficile ottenere mutui e prestiti per i lavoratori



Ottenere oggi un mutuo sembra esser diventata un’impresa ardua, soprattutto a causa dei tassi applicati dalle banche che, a scarse di liquidità, fanno lievitare i tassi applicati per i mutuatari.

Se per una coppia di lavoratori, o anche per un singolo, con contratto in regola, accendere un mutuo talvolta è difficile, peggio è la situazione per i lavoratori precari, magari persone di ottima istruzione ma intrappolati in un mondo del lavoro italiano in stallo.

Proprio per aiutare questa categoria di cittadini, il governo ha dato vita ad un nuovo fondo destinato ai lavoratori precari, nato per sostenerli ad acquistare a prima, ma si tratta comunque di un fondo limitato. Saranno necessarie, pertanto, ulteriori misure.

La situazione al momento sembra allarmante: difficilissimo per un precario ottenere un mutuo, come del resto un prestito per un acquisto a rate. Il problema del credito per l’acquisto della prima casa da parte di chi non ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato è noto da tempo, ma le condizioni peggiorano col passare del tempo: senza un lavoro a tempo indeterminato è difficile ottenere credito, le banche richiedono sempre più requisiti e garanzie e spesso esse non bastano per accogliere la richiesta fatta.

Ma il mondo del precariato cè quello che oggi regna in Italia e se poi a chi ha un’occupazione saltuaria si aggiungono i disoccupati e gli inoccupati, cioè quelli che non lavorano né studiano, l' area del ‘rischio sociale’ si allarga a dismisura.

I lavoratori che non hanno un contratto a tempo indeterminato sono 3 milioni 700 mila, cioè il 16% della forza lavoro; ci sono poi 2,1 milioni di disoccupati e circa mezzo milione di persone in cassa integrazione.

La situazione è, dunque, allarmante e lo diventa ancor di più se si pensa che il maggior numero di disoccupati in Italia è rappresentato da giovani di età compresa fra i 18 e i 25 anni, quelli che dovrebbero crescere e formarsi per diventare la classe dirigente del domani. 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il