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Pensioni: regole in vigore da Gennaio 2012

Le novità del sistema pensioni in Italia entrate in vigore dal primo gennaio



Al via da ieri, primo gennaio 2012, le tanto attese nuove regole per il pensionamento degli italiani, prima in assoluto l’estensione del sistema contributivo per tutti i lavoratori, per cui l'importo della pensione sarà calcolato sull'ammontare dei contributi versati, dedotte le spese di gestione dell'istituto previdenziale.

La riforma Dini, nel sancire l'abbandono del sistema retributivo, aveva previsto la salvaguardia di tale metodo di calcolo per le persone che avevano un'anzianità contributiva pari ad almeno 18 anni. Per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, prima della riforma, l'età per accedere alla pensione di vecchiaia era di 65 anni per gli uomini, mentre per le donne si applicava un requisito differenziato in funzione del settore lavorativo.

Con l’entrata in vigore della riforma, invece, l'età di pensionamento è fissata per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi e per le dipendenti del settore pubblico all'età di 66 anni. Per le donne del settore privato, il requisito sale a 62 anni nel 2012 (63 anni e 6 mesi per le autonome), a 63 anni e 6 mesi dal 2014 (64 anni e 6 mesi per le autonome), a 65 anni dal 2016 (65 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome) e, infine, si stabilizza a 66 anni a partire dal 2018 (66 anni per le lavoratrici autonome).

Questi limiti di età sono destinati a crescere ulteriormente in virtù del meccanismo di aggancio alle speranze di vita. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il primo gennaio 1995, sarà possibile andare in pensione prima, a 63 anni, con un'anzianità contributiva minima di 20 anni.

La condizione è che l'importo della prima mensilità di pensione sia almeno pari a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale. Per quanto riguarda poi le pensioni di anzianità, è stato abolito il sistema delle quote e la pensione anticipata permette di andare in pensione prima dell'età di vecchiaia solo se si superano i 41 anni e un mese di contributi (per le donne) e i 42 anni e 1 mese (per gli uomini).Il requisito è destinato a crescere di un mese nel 2013 e nel 2014 ed aumenterà con il miglioramento della speranza di vita.

Previste, inoltre, penalizzazioni sulla pensione per chi sceglie il pensionamento anticipato prima dei 62 anni e incentivi a chi uscirà più tardi. Per coloro che svolgono lavori usuranti, la legge riconosce la possibilità di accedere alla pensione con requisiti meno rigorosi rispetto a quelli ordinari.

Rientrano nella categoria i lavoratori che hanno svolto per almeno sette degli ultimi 10 anni e, a partire dal 2018, per almeno metà della vita lavorativa alcune specifiche attività lavorative, come lavori in galleria, lavori nelle cave, ad alte temperature, lavorazione del vetro, addetti alla catena di montaggio, conducenti di autobus e pullman turistici.

Rientrano nel beneficio anche i lavoratori notturni, a condizione che abbiano svolto lavoro notturno per almeno 64 notti l'anno. Le novità stabiliscono che per il 2012 chi ha svolto attività usuranti potrà andare in pensione se raggiunge per intero le quote previste, cioè la somma di età anagrafica e anzianità contributiva deve dare il risultato di 96, con almeno 60 anni di età e 36 di contributi.

Dal 2013 il requisito si fa ancora più stringente, in quanto la somma tra età anagrafica e anzianità contributiva deve risultare 97, con almeno 61 anni di età. L'altra novità pensioni riguarda i contributi degli autonomi: salgono, infatti, le aliquote dei contributi previdenziali che dovranno versare i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti), fino al raggiungimento del 24%. I contributi a carico di tali soggetti cresceranno secondo un meccanismo graduale che si conclude nel 2018.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il