BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Riforma contratti lavoro e licenziamenti: piani Governo Monti

Si riparte dalla mercato del lavoro: i progetti allo studio



La cosiddetta ‘fase due’ della Manovra Monti riparte dalla riforma del lavoro: Mario Monti lavora a ritmo serrato alla fase due del programma, quella concernente la crescita e lo sviluppo, che vede tra i suoi punti principali le liberalizzazioni e la riforma del mercato del lavoro.

Il premier, che vorrebbe presentarsi all’Eurogruppodi Bruxelles del 23 gennaio con qualcosa di già definito in materia, non intende abbandonare il metodo del confronto con le forze politiche che lo sostengono.

Diverse le proposte di riforma che il ministro Elsa Fornero dovrà valutare per dare il via al percorso che lei stessa ha voluto incentrare su queste riforme invece che sull’articolo 18.

Si parte dalla proposta del senatore del Pc Ichino, che ipotizza un progetto di riforma che prevede per i neoassunti la creazione di un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato. Riguarderà solo i nuovi assunti e tutte le imprese con più di 15 lavoratori.

Questa ipotesi punta quindi all’eliminazione di tutte le forme di contratto a tempo determinato e prevede una maggiore fluidità del mercato del lavoro tramite il parziale superamento delle regole dell’articolo 18 (che impone alle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro nell’organico nel caso di licenziamento senza giusta causa).

Nello specifico, in caso di licenziamento discriminatorio o per motivi disciplinari, tutto rimarrebbe come oggi previsto dall’articolo 18; ma verrebbe considerato per la prima volta giusta causa di licenziamento ‘il motivo economico’. Sempre alle imprese Ichino chiede di garantire l’impegno a finanziare programmi di formazione professionale per i lavoratori licenziati in modo da fornire strumenti utili a una riconversione e reinserimento nel mondo del lavoro.

C’è poi sempre la proposta del ministro Sacconi che prevedeva tre anni di apprendistato e più negoziazione decentrata. Il ministro Damiano propone, invece, un Contratto unico di inserimento formativo. Si tratta di una soluzione ibrida che prevede un primo periodo a tempo determinato (cosiddetta fase di abilitazione) che dura da sei mesi a tre anni, a cui segue la conferma a tempo indeterminato di consolidamento professionale.

Si può accedere a questa forma contrattuale solo previa approvazione, entro trenta giorni dalla richiesta del datore di lavoro, dalla direzione provinciale o regionale del lavoro sulla base di quanto stabilito dai contratti collettivi. Il recesso può avvenire anche prima del termine del periodo di abilitazione previo rispetto del preavviso o per giusta causa.

Infine, c’è la proposta Boeri, basata fondamentalmente sul cosiddetto Cui (contratto unico di inserimento,) che per i nuovi assunti sostituisce la quasi totalità dei contratti a termine, esclusi i co.co.co., i contratti a termine con restrizioni o i lavori a progetto con più di 30 mila euro annui, che al contrario della tutela di un apprendistato lungo tre anni durante i quali il lavoratore non è praticamente licenziabile, stabilisce che durante i primi 36 mesi di lavoro il dipendente licenziato non ha più diritto al reintegro del posto di lavoro (fatti salvi i casi di licenziamento discriminatorio o per infondati motivi disciplinari) ma solo a un’indennità di licenziamento che cresce progressivamente nel tempo e varia da uno a sei mesi di stipendio.

Nel momento in cui poi l’azienda lascia passare i 36 mesi e decide di confermare il neoassunto, scatta la fase di garanzia del contratto che prevede l’applicazione delle regole attualmente in vigore.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il