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Contratto unico, cassa integrazione, mobilità e sussidi: novità con fase 2 manovra Monti

I punti della riforma del lavoro: cosa prevede



La riforma del mercato del lavoro rappresenta la parte cruciale della cosiddetta ‘fase due’ della Manovra di Monti. Il presidente Monti e il ministro Fornero puntano a chiudere rapidamente il capitolo del mercato del lavoro e formalmente, secondo i piani, l'articolo 18 dello Statuto (la legge 300 del 1970) non sarà toccato.

Continuerà ad essere valido per i lavoratori ai quali (quelli delle imprese con più di quindici dipendenti) già si applica, ma per i nuovi assunti, per i disoccupati e per quanti lavoreranno per nuove aggregazioni aziendali cambierà tutto.

Probabilmente si prenderà in considerazione la proposta del contratto unico presentata dal senatore del Pd, Pietro Ichino, che prevede il licenziamento individuale possibile per motivi economici, tecnici o organizzativi ma al posto del reintegro nel posto di lavoro l'impresa dovrà corrispondere al lavoratore un'indennità economica decrescente nell'arco di un triennio durante il quale questi sarà impegnato in un piano di ricollocazione.

Ichino propone che le nuove assunzioni siano tutte a tempo indeterminato, ma che sia anche possibile il licenziamento individuale per motivi economici, tecnici o organizzativi, senza, dunque, il reintegro nel posto del lavoro ma con un'indennità economica di tre anni a carico in buona parte dell'impresa, cosa che provoca l’ostilità di Confindustria, pari al 90% dell'ultima retribuzione per il primo anno, e poi all'80 e al 70%.

L'idea è quella di rendere il datore di lavoro direttamente responsabile nel progetto di ricollocazione del lavoratore licenziato. Nessun modifica prevista dunque per l'articolo 18, ma l’idea di un salario minimo garantito.

Un'altra proposta arriva dalla Cgil ed è quella di abolire la Cig in deroga. Il rischio è infatti che questo strumento, ideato per situazioni eccezionali nel 2001, diventi nel tempo una specie di terza cassa con costi via via crescenti per il bilancio dello Stato.

Negli ultimi anni èsono stati infatti i ministeri del Lavoro e dell'Economia a dare il tetto massimo delle disponibilità per questo tipo di cassa integrazione. La nuova riforma prevede anche l’abolizione della differenza tra Cig ordinaria e straordinaria prevedendo un unico tipo di cassa applicabile a tutte le imprese e pagata con i contributi degli imprenditori e dei lavoratori.

L'aumento della platea di dipendenti che potrebbe usufruirne, rispetto a oggi, verrebbe compensato dall'aumento dei contributi. La cassa sarebbe concessa indifferentemente per ciascuno dei motivi oggi riconosciuti, dalla temporanea contrazione del mercato alla ristrutturazione.

Per quanto riguarda poi la mobilità, la nuova riforma prevederebbe la riduzione della sua durata massima da quattro a tre anni. Non mancheranno sussidi e ammortizzatori sociali.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il