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Pensioni anzianità 2012: calcolo dopo manovra Monti

Come calcolare le nuove pensioni: addio a quelle di vecchiaia



Le nuove regole della Manovra Monti per andare in pensione sono entrate in vigore allo scoccare del uovo anno e prevedono innanzitutto l’estensione del sistema contributivo pro rata per tutti i lavoratori, seguita dall’abolizione di quote e finestre, dall’immediato innalzamento dell’età pensionabile delle donne, dalla graduale scomparsa delle pensioni di anzianità.

Obiettivo della manovra è quello di unificare l'età di uscita dal lavoro che arriverà ad essere per tutti di 67 anni nel 2020, ad eccezione delle persone che hanno lavorato oltre 41-42 anni (pensione anticipata) o che hanno svolto lavori usuranti.

Per quanto riguarda le pensioni di anzianità, con la nuova Manovra non si potrà più andare in pensione col sistema delle quote, e introducendo la pensione anticipata, si potrà andare in pensione prima dell'età di vecchiaia solo se si superano i 41 anni e un mese di contributi (per le donne) e i 42 anni e 1 mese (per gli uomini).

Il requisito è destinato a crescere di un mese nel 2013 e nel 2014 ed aumenterà con l’adeguamento alla speranza di vita. Per chi, però, dovesse scegliere di lasciare prima dei 62 anni subirà penalizzazioni nell’assegno mensile la cui quota calcolata sui contributi accumulati entro il 2011 sarà tagliata dell'1% l'anno. Peggio se si decide di lasciare prima dei 60 anni, quando il taglio sarà del 2%.

Per quanto riguarda le pensioni di anzianità, sono state abolite le finestre mobili, per cui scompare il meccanismo della decorrenza di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi previsto dalla manovra 2010 a partire dal 2011 che allungava di fatto i tempi per l’accesso al pensionamento.

Questa misura rappresenta la novità assoluta che riguarda appunto l'adozione del contributivo pro rata per tutti e il superamento dei pensionamenti di anzianità con il contemporaneo innalzamento della soglia di vecchiaia. Non saranno soggetti alle nuove misure delle pensioni, coloro che maturano i requisiti attualmente in vigore entro il 31 dicembre 2011, i lavoratori in mobilità, alla data del 31 ottobre 2011, e quelli interessati ai cosiddetti piani di esubero (banche e assicurazioni, ecc.), anche se raggiungono i requisiti dopo la fine dell'anno in corso.

Esclusi anche gli ex lavoratori che sono stati autorizzati ai versamenti volontari entro il 31 ottobre 2011. Ciò che lascia ancora nel dubbio diversi contribuenti è la questione del calcolo di tutti i periodi lavorati di chi, per esempio, nel corso della sua vita lavorativa si è affidato a regimi contributivi diversi e di differenti gestioni previdenziali e differenti datori di lavoro o a speciali fondi contributivi legati alla propria categoria di lavoro.

Innanzitutto è da chiarire che nella nuova Manovra è stato approvato il decreto che ha eliminato il minimo di tre anni per accedere alla totalizzazione dei contributi come invece accadeva precedentemente e ciò significa che ora è possibile mettere insieme i contributi versati in gestioni previdenziali diverse. Se essi non vengono unificati, non danno diritto alla pensione.

Bisogna, dunque, ‘totalizzare’ i singoli periodi: ogni singola gestione verserà dunque la quota di pensione a suo carico. Per tutti i casi questo calcolo dei periodi contributivi diversi si farà con il metodo contributivo. Unica eccezione è quella relativa a quando il lavoratore arriva al diritto autonomo alla pensione.

I contributi verranno ‘valorizzati’ con il sistema pro rata. Per chi, invece, ha carriere lavorative discontinue o segmentate, è necessario il metodo della ricongiunzione: il lavoratore potrà far fruttare i contributi versati nel corso della sua vita. Si tratta di coloro che hanno accrediti in gestioni previdenziali diverse, ad esempio l'Inpgi dei giornalisti.

Una volta fatta la ricongiunzione presso l'ente previdenziale definito di destinazione verranno liquidati come se si fossero versati sempre presso questo ente. La differenza tra ricongiunzione e totalizzazione sta nel fatto che nel primo caso, infatti, non è necessario far ricorso al metodo contributivo, perché verranno applicate le regole di calcolo vigenti quando i contributi venivano versati.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il