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Riforma Lavoro 2012 Governo Monti: contratti, licenziamenti e ammortizzatori sociali

Gli interventi per il mercato del lavoro: serve un piano in tempi rapidi



Un piano d’azione in tempi rapidi per attuare una riforma del lavoro soddisfacente: più tutele per chi lavora, incentivo al lavoro giovanile e all’occupazione in generale per risollevare le sorti di un’Italia che possa tornare ad essere competitiva.

La ‘fase due’ della Manovra Monti riparte proprio dalla riforma del lavoro e il premier Mario Monti vorrebbe presentarsi all’Eurogruppo di Bruxelles del 23 gennaio con qualcosa di già definito in materia. Diverse intanto le proposte di riforma che il ministro Elsa Fornero dovrà valutare per dare il via al percorso che lei stessa ha voluto incentrare su queste riforme invece che sull’articolo 18.

Si parte dalla proposta del senatore del Pc Ichino, che ipotizza per i neoassunti la creazione di un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato. Riguarderà solo i nuovi assunti e tutte le imprese con più di 15 lavoratori.

Questa ipotesi punta all’eliminazione di tutte le forme di contratto a tempo determinato e prevede una maggiore fluidità del mercato del lavoro attraverso il parziale superamento delle regole dell’articolo 18 (che impone alle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro nell’organico nel caso di licenziamento senza giusta causa).

In caso di licenziamento discriminatorio o per motivi disciplinari, tutto rimarrebbe come oggi previsto dall’articolo 18, ma verrebbe considerato per la prima volta giusta causa di licenziamento ‘il motivo economico’.

Alle imprese, infine, Ichino chiede di garantire l’impegno a finanziare programmi di formazione professionale per i lavoratori licenziati in modo da fornire strumenti utili a una riconversione e reinserimento nel mondo del lavoro. C’è poi la proposta del ministro Sacconi che prevedeva tre anni di apprendistato e più negoziazione decentrata, mentre il ministro Damiano propone un Contratto unico di inserimento formativo, una soluzione ibrida che prevede un primo periodo a tempo determinato (cosiddetta fase di abilitazione) che dura da sei mesi a tre anni, a cui segue la conferma a tempo indeterminato di consolidamento professionale.

C’è poi anche la proposta Boeri, basata sul cosiddetto Cui (contratto unico di inserimento) che per i nuovi assunti sostituisce la quasi totalità dei contratti a termine, esclusi i co.co.co., i contratti a termine con restrizioni o i lavori a progetto con più di 30 mila euro annui, che al contrario della tutela di un apprendistato lungo tre anni durante i quali il lavoratore non è praticamente licenziabile, stabilisce che durante i primi 36 mesi di lavoro il dipendente licenziato non ha più diritto al reintegro del posto di lavoro, eccetto i casi di licenziamento discriminatorio o per infondati motivi disciplinari.

La riforma del mercato del lavoro prevederà anche ammortizzatori sociali, abbandonando per ora l’idea però del salario minimo, ma puntando soprattutto alla razionalizzazione della cassa integrazione, per chi il lavoro lo ha perso, rischia di perderlo o lo perderà, per arrivare solo successivamente ad affrontare il nodo dei licenziamenti.

Il governo si pone, inoltre, come obiettivo quello di inserire sempre più giovani nel mondo del lavoro, considerando che in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è al 27,9%, ben superiore alla media ponderata dell'area Ocse (16,7%). Il premier è a lavoro su provvedimenti che prevedono maggiore flessibilità in uscita, sarà cioè più facile licenziare, ma dando vita ad un ciclo che permetta ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il