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Banche italiane: azioni e obbligazioni sono sicure nonostante i cali

La crisi finanziaria: quanto penalizzerà davvero le banche



Il 2011 si è chiuso con i mercati incerti, lo spread ai massimi, le Borse altalenanti e con la consapevolezza di un forte periodo di crisi, economico, finanziario e bancario, decisamente da risolvere se non si vuole andare incontro al vero fallimento, della nostra Italia, ma non solo.

E il 2012, nonostante difficoltà e cali, si apre all’insegna della necessità di superare la crisi del 2011 per rimettere in carreggiata l’economia mondiale, cercando di risalire il più in fretta possibile.

Il nuovo anno sarà, dunque, un anno molto particolare, forse anche cruciale, per la soluzione di questa crisi globale finanziaria: nessuna certezza, quasi impossibile fare previsioni, ma su una cosa gli esperti sembrano essere d’accordo e cioè sul puntare su azioni in Borsa.

Bene puntare su obbligazioni denominate in valuta estera di paesi con rating tripla A come Australia e Nuova Zelanda, e sui titoli di paesi emergenti come la Polonia e il Messico. Ottimo, inoltre, puntare l’attenzione molto lontano, ai cosiddetti Paesi Emergenti, che al momento rappresentano il futuro solido dell’economia mondiale.

Per chi decide di scegliere le azioni, sarebbe bene si concentrasse su società con bilanci solidi, con forte posizionamento di settore e con buone prospettive anche in caso di rallentamento economico, come l’Eurasian Natural Resources (Enrc), russa, attiva nell’estrazione di materiali industriali e carbone, sulle aziende del lusso, del settore energia, ma anche di aziende telefoniche, di società che erogano servizi o che gestiscono società alimentari.

E, nonostante credenze e prospettive, bene andranno anche i titoli bancari, come Intesa Sanpaolo, che a fine settembre 2011 aveva a bilancio 57 miliardi di titoli pubblici italiani. Ma oltre 21 miliardi cioè il 37% dell'intero portafoglio hanno scadenza entro l'anno, il che significa che a settembre 2012 quei 21 miliardi verranno rimborsati a 100.

Zero rischio, dunque, di perdite da svalutazioni. Stesso discorso vale per UniCredit. L'unica banca in realtà per cui l'apprensione del mercato è giustificata è Mps: la banca di Siena ha il 60% dei suoi 30 miliardi di buoni del Tesoro concentrati sul lungo periodo, una scelta che sta penalizzando l'istituto e che è una delle motivazioni alla base del recente avvicendamento al vertice.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il