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Pensioni 2012 in Milleproroghe: novità e cambiamenti per anticipo uscita, precoci e esodi

Cosa cambia per le pensioni di precoci ed esodati con il Milleproroghe




Il decreto Milleproroghe approderà lunedì 23 in Aula a Montecitorio per il via libera e per essere poi inviato al Senato. Nodo cruciale ancora una volta liberalizzazioni e pensioni. I sindacati chiedono con forza ulteriori cambiamenti, a partire dallo slittamento di sei mesi, un anno, dell'entrata in vigore delle nuove regole previdenziali targate Fornero-Monti.

Questa la proposta per rafforzare la salvaguardia dei cosiddetti lavoratori ‘esodati’, quelli cioè che, in prossimità del pensionamento stando alle vecchie norme, hanno optato per uscite dal lavoro incentivate e ora rischiano, per effetto della nuova riforma previdenziale, di restare senza pensione.

Insieme alla maggiore gradualizzazione dei nuovi requisiti di accesso alla pensione, i sindacati chiedono anche l’eliminazione della penalizzazione per le pensioni di anzianità per evitare il fenomeno del blocco delle uscite per i prossimi anni, e l’attenuazione dell'impatto della riforma anche sui ‘precoci’ (al lavoro già da 16-17 anni di età) con l'eliminazione degli incentivi sugli under 62. In particolare, i sindacati chiedono lo spostamento al 2013 dell'entrata in vigore delle nuove regole previdenziali per i lavoratori coinvolti dalla crisi, dalle Cig lunghe e dalla mobilità.

In particolare, sono stati dodici gli emendamenti presentati nelle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera da parte dei relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Gioacchino Alfano (Pdl). Tra le proposte di modifica quelle che puntano a cambiare le norme dell’ultima manovra, sui lavoratori cosiddetti ‘esodati’ e i ‘precoci’.

Per i primi, arriva una modifica alla riforma, per cui coloro che accettando incentivi economici dall’azienda in crisi si sono licenziati con la prospettiva di andare i pensione entro i successivi due anni e che con le nuove norme hanno visto svanire questa possibilità, potranno invece accedere al trattamento pensionistico, a condizione, però, che la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi ‘certi e oggettivi’ e il lavoratore ‘alla data di risoluzione del rapporto di lavoro deve risultare in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato il conseguimento del trattamento entro un periodo non superiore a 24 mesi’.

Nessuna riduzione della pensione, invece, per i lavoratori che decidono di andare in pensione con 42 anni e un mese di anzianità contributiva senza avere compiuto i 62 anni e con 41 anni e un mese per le donne.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il