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Riforma Lavoro: contratti a tempo determinato più pagati e assunzioni dopo 3 anni.

I nuovi contratti di lavoro: cosa prevede la riforma



Un Contratto Unico per sostituire gli attuali 48, contratti a tempo determinati più pagati, per professioni e personale specializzato e assunzioni a tempo indeterminato dopo 3 anni: sono queste le ricette della riforma lavoro del nuovo governo. L’idea del contratto unico nasce dalla necessità di eliminare la frammentazione che penalizza soprattutto donne e giovani e che porta il salario medio lordo di un lavoratore italiano il 32% sotto la media dei Paesi dell'area euro.

Il Cui, contratto unico di ingresso, avrà due fasi: una di ingresso, che, in base ai tipi di lavoro, potrà durare fino a tre anni. Durante questa fase, in caso di licenziamento con motivazioni che non siano di tipo disciplinare, il datore di lavoro non dovrà necessariamente reintegrare il dipendente ma potrà risarcirlo pagando una penale pari alla paga di cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato.

In caso di una fase di ingresso di tre anni, il licenziamento dovrà essere risarcito con sei mesi di mensilità. La seconda fase sarà di stabilità e garantirà al lavoratore tutte le tutele oggi riservate ai contratti a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato, oggi prassi diffusa nelle aziende che assumono senza prendersi impegni nei confronti dei dipendenti, diventeranno una specie di lusso, d’ora in poi, infatti, sarà impossibile assumere a tempo determinato dipendenti per i quali viene corrisposto un salario inferiore ai 25 mila euro lordi annui, ad eccezione dei lavori tipicamente stagionali, come quelli delle località turistiche).

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il