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Riforma Lavoro: novità e nuove regole Fornero-Monti

Le nuove regole della riforma Fornero: Cui e maggiori garanzie ai lavoratori



Nuovi contratti per incentivare il lavoro stabile, lotta alla precarietà e un intervento indispensabile per ridurre il carico fiscale sui lavoratori: questo in sostanza quanto contenuto nel documento unitario che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato al governo Monti per la riforma del lavoro.

Secondo i sindacati, è necessario un piano organico per dare sostegno all'occupazione, in particolare ai giovani, alle donne, agli over 50 e al reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione e ai disoccupati, inoltre, sono necessarie anche nuove risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga anche nel 2012 e un riordino del sistema per assicurare le tutele a tutti, mentre sugli ammortizzatori sociali, per Cgil-Cisl-Uil, è necessaria una riduzione del carico fiscale a beneficio di lavoratori, pensionati e famiglie da finanziare con la lotta all'evasione, e sarebbe necessario anche migliorare la detassazione e la decontribuzione del salario di produttività tramite la contrattazione collettiva aziendale e territoriale.

E il governo Monti, insieme al pacchetto liberalizzazioni, riparte proprio dalla riforma del lavoro, a partire dalla proposta del Contratto Unico di Inserimento, al posto dei 48 tipi di contratti censiti dall’Isat e che garantirebbe più tutele al lavoratore.

L’idea del contratto unico nasce dalla necessità di eliminare la frammentazione che penalizza soprattutto donne e giovani e che porta il salario medio lordo di un lavoratore italiano il 32% sotto la media dei Paesi dell'area euro.

Il Cui avrà due fasi: una di ingresso, che potrà durare, a seconda dei tipi di lavoro, fino a tre anni e durante la quale, in caso di licenziamento con motivazioni che non siano di tipo disciplinare, giusta causa, il datore di lavoro non sarà obbligato a reintegrare il dipendente ma dovrà risarcirlo pagando una penale pari alla paga di cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato.

In caso di una fase di ingresso di tre anni, il licenziamento dovrà essere risarcito con sei mesi di mensilità. La seconda fase è quella di stabilità e prevede che il lavoratore goda di tutte le tutele che oggi sono riservate ai contratti a tempo indeterminato.

Scompariranno in molti casi i contratti a tempo determinato e sarà impossibile assumere a tempo determinato dipendenti con un salario inferiore ai 25 mila euro lordi annui, ad eccezione dei lavori tipicamente stagionali, come quelli delle località turistiche.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il