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Pensioni: anzianità, precoci e penalizzazioni. Cambiamenti e novità in Milleproroghe

Cosa cambia per le pensioni con le novità del Milleproroghe. Domani in Aula



Domani, lunedì 23 gennaio, approda in Aula a Montecitorio il decreto milleproroghe cui è da settimane a lavoro il governo. Nodo cruciale riguarda ancora una volta le pensioni, per cui i sindacati chiedono ulteriori cambiamenti.

Le richieste riguardano lo slittamento di sei mesi, un anno, dell'entrata in vigore delle nuove regole previdenziali targate Fornero-Monti per rafforzare la salvaguardia dei cosiddetti lavoratori ‘esodati’, quelli cioè che, in prossimità del pensionamento stando alle vecchie norme, hanno optato per uscite dal lavoro incentivate e ora rischiano, per effetto della nuova riforma previdenziale, di restare senza pensione.

Insieme alla maggiore gradualizzazione dei nuovi requisiti di accesso alla pensione, i sindacati chiedono anche l’eliminazione della penalizzazione per le pensioni di anzianità per evitare il fenomeno del blocco delle uscite per i prossimi anni, e l’attenuazione dell'impatto della riforma anche sui ‘precoci’ (al lavoro già da 16-17 anni di età) con l'eliminazione degli incentivi sugli under 62.

Tra le proposte in discussione quella che riguarda la norma sui lavoratori cosiddetti ‘esodati’ e i ‘precoci’. Per i primi, coloro che accettando incentivi economici dall’azienda in crisi si sono licenziati con la prospettiva di andare i pensione entro i successivi due anni e che con le nuove norme hanno visto svanire questa possibilità, potranno invece accedere al trattamento pensionistico.

La condizione, però, è che la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi ‘certi e oggettivi’ e il lavoratore ‘alla data di risoluzione del rapporto di lavoro deve risultare in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato il conseguimento del trattamento entro un periodo non superiore a 24 mesi’.

Nessuna riduzione della pensione, invece, per i lavoratori che decidono di andare in pensione con 42 anni e un mese di anzianità contributiva senza avere compiuto i 62 anni e con 41 anni e un mese per le donne.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il