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Costa Crociera Concordia: inchini programmati, clandestini su nave e novità comandante Schettino

La tragedia della Concordia: nuovi particolari dagli interrogatori



E’ salito a 13 il bilancio dei morti accertati a causa del naufragio della Costa Concordia, avvenuto lo scorso 13 gennaio. Sono giorni che le voci del comandate della nave Francesco Schettino, ora agli arresti domiciliari, colpevole di aver abbandonato la nave prima di tutti, omettendo soccorso ai passeggeri, e, forse, di aver esagerato a bere durante la cena, in compagnia di una bionda moldava, di cui diversi testimoni hanno riferito, e quella del comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, De Falco, risuonano sul web e in televisione, emblema di due facce della stessa medaglia, quella degli uomini che lavorano in mare.

La vigliaccheria che emerge del comandante Schettino che, pur si salvare se stesso, ha lasciato centinaia di persone in balia delle onde (nel verso senso della parola) è ciò che di più scioccante ha toccato l’intera opinione pubblica italiana, è la vergogna di un uomo che non ha tenuto fede al suo dovere e al suo lavoro.

Ma non solo: a quanto pare il comandante Schettino non solo si sarebbe rifiutato di ritornare a bordo della nave una volta sceso, come gli era stato intimato dal comandate De Falco, ma sarebbe anzi andato a terra e tempestivamente si sarebbe cambiato, spogliandosi della sua uniforme, per non farsi riconoscere e arrivare tranquillamente in albergo.

La sua tranquillità è durata però poco. E’ stato arrestato qualche ora dopo la tragedia. Intanto, mentre si procede alle operazione di svuotamento del carburante, il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, ieri ha parlato anche di clandestini a bordo, persone cioè non registrate ospiti sulla nave di membri dell’equipaggio ma che non comparivano nella lista passeggeri.

Fra questi probabilmente il cadavere della donna trovata ieri, che dovrebbe essere ungherese. Gabrielli  ha detto che “ci sono 24 persone che dobbiamo rintracciare, inoltre c'é da identificare la cittadina ungherese il cui corpo, ancora non ufficialmente reclamato, è stato ritrovato ieri a poppa nella zona ristorante e che non risulterebbe nella lista d'imbarco. In linea teorica potrebbero esserci per esempio persone non reclamate che si trovano all'interno della nave perché magari erano clandestini”.

Secondo, però, l’ormai conclamato commissario eroe, Manrico Giampedroni, sui clandestini sulla nave “Impossibile. Non scherziamo. Sono tutti registrati e fotografati all'imbarco. E' tutto elettronico”. Ciò che, comunque, di sicuro al momento emerge dagli interrogatori degli ufficiali in plancia è, innanzitutto, che la nave partì da Civitavecchia sapendo di dover fare l’ormai famoso ‘inchino’ al Giglio e che la manovra si è trasformata in una tragedia.

Al pm Stefano Pizza, Silvia Coronika, terzo ufficiale in coperta,ha infatti raccontato: “Quella notte ero di guardia in plancia. Il comandante, a circa 4 miglia dal Giglio, è salito sul ponte e ha disposto quasi subito l'inserimento della navigazione manuale, ‘Perché, disse, bisogna eseguire un'accostata a dritta”. L'accostata era stata prevista da Schettino sin da prima della partenza da Civitavecchia ed annotata sulla carta nautica e registrata sul sistema di navigazione integrato.

Il comandante voleva avvicinarsi per fare l'inchino. Cioè per salutare da più vicino il comandante Palombo che abita al Giglio. Ha manifestato questa sua intenzione a Simone Canessa, l'addetto alla cartografia. Di questo sono certa. Sul ponte di comando, il comandante gli disse ‘Vieni qua, che dobbiamo tracciare una rotta per passare vicino al Giglio e fare un inchino’”.

Dopo l'impatto con il granito dell'isola, la nave spinta dal Grecale si è quasi arenata, mentre Schettino, nonostante avesse capito la gravità della situazione, non lanciò il mayday e non chiamò subito i soccorsi dicendo di avere la situazione sotto controllo e di dover solo il risolvere un black out temporaneo.

I soccorsi sono stati chiamati ‘solo’ 70 minuti dopo l’impatto, quando la situazione era già diventata grave a bordo e il panico regnava tra i passeggeri, fra cui vi erano numerosi bambini. Un altro ufficiale, Alberto Fiorito, ha raccontato ai pm, che immediatamente dopo l’impatto con quella che in gergo si chiama secca “Ho capito che avevamo preso qualcosa.

Scendendo la rampa del ponte B, nei locali del generatore di prora, ho aperto la porta e ho visto lo squarcio nella fiancata della nave. E l’acqua che entrava. Nel giro di due minuti era già tutto allagato. Ho aperto la porta del quadro elettrico generale, ma c'erano già quasi due metri d'acqua.

Ho dato la situazione al comandante Schettino. Gli ho detto che sala macchine, quadro elettrico e zona poppiera della nave erano allagate. Gli ho detto che avevamo perso il controllo della nave. Che al suo interno c'era un pezzo di scoglio”. Ma tutto era ancora tenuto nascosto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il