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Costa Crociera Concordia: sicurezza sotto accusa. Misure non adeguate

Norme di sicurezza non rispettate: le ‘colpe’ di Costa Crociere dopo il naufragio della Concordia



Sono stati recuperati altri due cadaveri di donna dal relitto ormai quasi sommerso della Costa Concordia, naufragata all’Isola del Giglio lo scorso venerdì 13 dicembre, uno dei cadaveri recuperati nei giorni scorsi è stato riconosciuto: si tratta della donna che tutti hanno imparato a conoscere come la ‘sposina di Biella’.

Si chiama Maria D’Introno, 30 anni, in viaggio sulla Concordia con i familiari che si sono salvati, mentre nelle prossime ore saranno eseguite le operazioni di ispezione dello scafo. Secondo quanto appreso, è necessario vedere le condizioni dello scafo della Concordia prima di mettere la prima cassa di carburante in sicurezza.

Intanto i palombari della Marina hanno fatto saltare l'acciaio a poppa della nave all'altezza del ponte 3. Il varco aperto dall'esplosivo consentirà nuove ricerche di dispersi da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco, e il prefetto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile e commissario delegato all'emergenza, dà il via alla cosiddetta ‘green light’, l’operazione defueling, per svuotare la nave del carburante e allo stesso tempo continuare le ricerche dei dispersi.

Il via alle operazioni di svuotamento dei bunker della Costa Concordia arriva proprio quando una macchia di olio è stata avvistata al largo dell'isola del Giglio. Il fatto, riferito da alcuni residenti, è stato confermato dalla struttura del commissario per l'emergenza. Si tratta di una macchia di 300 metri per 200 circa di olio che sarebbe fuoriuscito nei giorni scorsi o nell'immediatezza dell'incidente della Concordia.

Successivamente il liquido si sarebbe depositato sul fondo e ora starebbe risalendo a galla, a distanza dalla nave, portato dalle correnti. Ma la situazione sembra peggiorare anche per la Costa Crociere: dopo i ‘guai’ per il comandante Schettino, ora anche l’azienda è sotto accusa a causa delle norme di sicurezza trascurate.

Secondo Beniamino Deidda, il procuratore generale della Toscana, l'uomo a cui fa riferimento gerarchico il pool di magistrati che sta indagando sui fatti tragici della terribile notte del naufragio, “Per risalire ai veri responsabili del naufragio di venerdì 13 gennaio occorre spingere lo sguardo oltre la testa dello sciagurato comandante Francesco Schettino e puntarlo sulle scelte fatte dal datore di lavoro, e cioè dall'armatore.

Scialuppe che non scendono, personale che non sa cosa fare, scarsa preparazione a gestire l'emergenza, ordini maldestri come quello, assurdo di tornare nelle cabine. La confusione che c’è stata rivela un'incredibile trascuratezza nell'applicazione delle norme di sicurezza.  Sicurezza che va organizzata prima, con esercitazioni e simulazioni, e gestita dopo.

Non tutte le carenze di sicurezza possono farsi  risalire alla condotta del comandante. Per questo l'inchiesta non potrà escludere alcun fronte”. Deidda punta il dito, dunque, contro le norme di sicurezza per niente rispettate da parte di Costa Crociere in generale, la cui posizione sembra peggiorare col passare del tempo.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il