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Pensioni precoci e esodati: novità ufficiali. Cosa cambia in Milleproroghe.

Ok al Milleproroghe: le novità per precoci ed esodati



Il Milleproroghe prevede ancora novità in materia di pensioni, soprattutto quelle che riguardano le categorie dei cosiddetti esodati e precoci. La Commissione Affari costituzionali e Bilancio ha, infatti, dato il via libera al Dl Milleproroghe, su cui il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera. Tante le novità, ma tante anche le materie ancora da trattare, come le pensioni del personale della scuola, gli indennizzi per le aziende in crisi, il personale esodato dalle Poste (cioè uscito dall’azienda con la convinzione di andare in pensione con le vecchie regole).

Due al momento le novità certe: i fondi per le pensioni di lavoratori esodati e precoci che verranno ricavati da un aumento del prezzo dei tabacchi e lo stop al condono per i cartelloni abusivi dei partiti politici. L’aumento delle sigarette porrà uno stop all'aumento dei contributi per gli autonomi e questa misura ha sciolto il nodo della copertura degli emendamenti sulle pensioni in favore dei lavoratori esodati e precoci.

L’emendamento prevede la copertura attraverso la variazione dei prezzi di vendita dei tabacchi lavorati. La precedente versione, contenuta nel testo che era approdato in Aula, prevedeva invece che la copertura arrivasse dall'aumento delle aliquote previdenziali per i lavoratori autonomi.

Approvata, dunque, la maggiore gradualizzazione e l’eliminazione delle penalizzazioni per i lavoratori precoci (quelli cioè che hanno iniziato a lavorare all’età di 16-18 anni) ed esodati che hanno deciso di lasciare prima. Gli esodati, ricordiamo, sono coloro che, in prossimità del pensionamento stando alle vecchie norme, hanno optato per uscite dal lavoro incentivate e rischiavano, per effetto della nuova riforma previdenziale, di restare senza pensione.

Ma rispetto alla proposta di modifica iniziale, il nuovo testo restringe la platea dei lavoratori esodati interessati, di quelli cioè che avevano accettato di lasciare l'azienda in crisi pensando di poter andare in pensione entro pochi mesi, mentre la nuova riforma li lascia senza pensione e senza lavoro.

Inizialmente l’emendamento prevedeva che avrebbero beneficiato delle vecchie regole i lavoratori che avevano sottoscritto un accordo per uscire dall'azienda prima del varo del decreto, cioè il 4 dicembre scorso, anche se si sono dimessi successivamente. La nuova versione, invece, prevede che potranno ricorrere alle vecchie norme previdenziali solo i lavoratori effettivamente usciti dalle proprie aziende entro il 31 dicembre scorso.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il